Fino a ieri vivevamo in una dittatura sanitaria, oggi siamo precipitati nell’anarchia. Il virus dell’ipocrisia ha infettato davvero a fondo la nostra società. Al bar come sui giornali e in televisione. In strada come nei palazzi. Tutti a manipolare la realtà a seconda della propria convenienza. La repentina impennata della curva ha costretto i nemici del governo a cambiare copione in fretta e furia. Lo hanno fatto senza vergogna perché la vergogna a certi livelli patologici non si prova più. Quando l’epidemia era sotto controllo allora minimizzano e ridicolizzavano, oggi che ha ripreso a dilagare si son messi a fare le pulci e a lagnarsi di continuo. L’ipocrisia ha infettato davvero ogni pertugio della nostra società. È diventata un modo di vivere e di pensare. Un modo di essere. Se la realtà conviene allora la si accetta, se non conviene allora la si manipola in modo da colpire i nemici. Perché è questo che conta. Colpire i nemici. Perché è questa la soluzione a tutti i mali. Abbattere i nemici. Ipocrisia figlia di una concezione egocentrica della vita. Ipocrisia figlia della faziosità politica e della competizione permanente per raggiungere qualche vano miraggio individualista. Il tutto senza rendersi minimamente conto dei danni che si fanno. A se stessi, intossicandosi la vita. Ma anche alla collettività. Come dimostra la storia del nostro paese. Decenni buttati via in guerre fratricide create ad arte da partiti e classi dirigenti senza scrupoli che mentre i cittadini si scannavano sul nulla costruivano le loro fortune. Perché le fratture ipocrite rendono. L’onestà anche intellettuale è invece più ostica da gestire. L’onestà implica ammettere i propri errori e le sconfitte, implica passi indietro se il caso, implica riconoscere le buone ragioni e i meriti degli avversari, implica cooperare lealmente quando serve, implica prendere posizioni anche impopolari e politicamente meno redditizie se utile al bene comune. L’onestà è molto più ostica e richiede forza morale e spessore. Richiede il togliersi di dosso il comodo pigiama del tifoso per indossare la scomoda armatura da cittadino consapevole e pensante. In una società infettata dall’ipocrisia come la nostra, l’onestà anche intellettuale è diventata sinonimo di debolezza, di arrendevolezza. Mentre la disonestà unita alla spudoratezza è diventata sinonimo di salubre vigore e determinazione. Basta aprire un giornale. Basta accendere un televisore. Basta vedere la tipologia di uomini che detengono saldamente le redini di certa politica e di certa informazione. Scoppiata la pandemia si son messi a speculare per misero tornaconto. Aizzando i tifosi con slogan e con comportamenti irresponsabili. Facendo girare a pieno regime il tritacarne della propaganda permanente. Dando spazio a disturbatori e provocatori di professione, alimentando sterili polemiche tra imbarazzanti esibizionisti che passano la vita davanti a qualche riflettore per riempirsi le tasche e l’ego con qualche gettone esistenziale. Riducendo perfino la pandemia alle meschine esigenze delle proprie tifoserie sempre affamate di scandali e risse furibonde. Al bar come suoi giornali e in televisione. In strada come nei palazzi. Tutti a cavalcare spudoratamente la pandemia d’ipocrisia che affligge la nostra società invece che dare una mano per curarla.

Tommaso Merlo