Tutti quelli che se ne sono andati dal Movimento sono spariti nel nulla. Il progetto politico a 5 stelle è uno solo e tale resterà. Le scissioni fanno rumore ma alla lunga portano solo all’irrilevanza di chi le compie. In questi giorni i nemici del Movimento fanno festa. Hanno inventato fandonie per anni sul Movimento e oggi non gli sembra vero sia emerso qualche screzio in vista degli Stati Generali. Si augurano scissioni e soprattutto l’agognata fine del progetto a 5 stelle. L’Italia è un paese che rispetta di più i criminali di chi vuole cambiare le cose. Questo perché tra le varie mafie che ci affliggono vige anche quella culturale. Clan e boss che sguinzagliano i loro scagnozzi contro chiunque osi mettere in discussione l’andazzo dominante. Vecchi partiti, lobby e giornalismo da cortile. L’odio verso il Movimento nasce anche da una mafia culturale conservatrice che pretende fedeltà e promuove il conformismo combattendo contro chiunque osi alzare la testa e criticare gli equilibri consolidati. Ma a ben vedere è questa la fortuna politica del Movimento. In una democrazia sana dopo uno tsunami come quello del 4 marzo i reduci del vecchio regime partitocratico avrebbero fatto un esame di coscienza. Avrebbero analizzato a fondo le ragioni di quel voto, si sarebbe assunti le proprie responsabilità e avrebbe addirittura sposato il nuovo corso riformandosi e perfino sostenendo certe sacrosante istanze di cambiamento che attendevano da una eternità. Ed invece la mafia culturale ha avuto il sopravvento e si è lascata andare in una violenta resistenza sfascista e restauratrice. Dati i numeri in parlamento e le leggi vigenti, alla fine i vecchi partiti sono stati costretti a governare col Movimento, ma lo hanno fatto controvoglia e con la convinzione che una volta sfogata quella ragazzata a 5 stelle, tutto sarebbe rientrato nella normalità. La mafia culturale ha sempre negato il significato politico del 4 marzo e da quel giorno ha sempre deriso e umiliato l’elettorato del Movimento. Come se volesse da una parte rimproverarlo per la sciocchezza fatta e dall’altra rieducarlo in modo da convincerlo a tornare ad affiliarsi a loro in quanto unica realtà possibile. Un’arroganza e una scarsa cultura democratica difficile da digerire, ma a ben vedere una fortuna politica per il Movimento. Se il vecchio regime avesse imparato la lezione del 4 marzo, molte delle istanze per cui è sorto il Movimento sarebbero già venute meno ed oggi avrebbe meno senso credere ancora in quel progetto di cambiamento radicale. Ma dato che il vecchio regime se n’è fregato altamente, quando si tornerà a votare milioni di cittadini si ritroveranno davanti alla stessa situazione del 4 marzo. Da una parte l’unica forza politica innovativa sulla scena che nel frattempo potrà vantare una invidiabile lista di promesse mantenute e una moralità inedita, dall’altra vecchi partiti in mano agli stessi poltronosauri e alle stesse logiche di sempre e con alle spalle le sempiterne lobby col loro giornalismo da cortile. Sarà allora che si vedrà se il 4 marzo è stata davvero una ragazzata oppure il sintomo dell’inizio di una nuova fase storica e quindi politica. E cioè la conseguenza di nuove consapevolezze dei cittadini che pretendono una democrazia all’altezza e non hanno nessuna intenzione di tornare indietro e rimangiarsi tutto. Se così è, un bis del 4 marzo non è affatto da escludere. Per questo il Movimento deve proseguire la sua positiva esperienza di governo più compatto che mai dietro al suo premier. Macinando altri risultati, conducendo il paese fuori dalla pandemia ed affrontando gli Stati Generali come un salubre tagliando. Undici anni di storia e due anni di governo non sono nulla rispetto a decenni di mafia culturale imperante. C’è ancora un sacco di lavoro da fare. Tutti quelli che se ne sono andati dal Movimento sono spariti nel nulla. Il progetto politico a 5 stelle è uno solo e tale resterà. E grazie ai nemici del Movimento, un bis del 4 marzo non è affatto da escludere.

Tommaso Merlo