Il nemico invisibile ha colpito anche l’uomo più potente del mondo. Un altro campione del sovranismo che finisce disteso su un letto d’ospedale. Il virus scorrazzava da tempo negli Stati Uniti ma non era ancora riuscito ad infiltrarsi alla Casa Bianca, nel corpo di quell’anziano e scorbutico presidente. Trump lo aveva sfidato il virus, con un duello personale d’altri tempi. Minimizzando e ridicolizzando quella specie di raffreddore dagli occhi a mandorla. Che però invece di sparire per miracolo da solo ha ucciso oltre duecentomila americani, devastato l’economia e stravolto i piani dell’uomo più potente del mondo. Trump sembrava marciare serenamente verso il secondo mandato ed invece un signore ancora più attempato di lui lo sta surclassando nei sondaggi. Biden sussurra ovvietà, rimane chiuso in casa il più possibile e indossa la mascherina anche per andare in bagno. Più che una vittoria di Biden, si profila una disfatta di Trump. Gli Stati Uniti voterebbero chiunque pur di sbarazzarsi di quello che lo tsunami virale ha confermato essere il peggiore presidente della loro storia. Trump si è imposto sulla scena politica cavalcato senza ritegno le divisioni e le contraddizioni della società americana, ma sta per esserne travolto. La sua rozza presidenza sovranista sta trascinando gli Stati Uniti sull’orlo di una guerra civile in salsa moderna. Lacerazioni sociali, lacerazioni politiche, lacerazioni razziali. Chissà se disteso sul letto e con un virus potenzialmente mortale in corpo, l’uomo più potente del mondo troverà qualche minuto per guardarsi dentro. Ad una vita spesa ad accumulare soldi e roba anche fregando il prossimo se necessario. Perché quello che conta nella giungla è vincere. A qualunque costo. Soldi e roba che però non bastano mai. Quel dannato vuoto non si colma nemmeno con mega grattacieli nel cuore di Manhattan con scritto sopra il proprio nome in lettere cubitali. E neanche con hotel e campi da golf e miliardi che ballando al ritmo frenetico della propria vita da marchio commerciale. E allora ci provi con la fama a soddisfare quel pestifero ego che ti perseguita, con un reality show in cui licenzi senza pietà chi non è alla tua altezza. Come se fossi tu il modello dell’uomo vincente da imitare, quello che ce la fatta ad incarnare il sogno americano. Ma anche la fama alla lunga non basta. Perché all’ego in realtà non basta mai. Nulla. Un sogno americano fuori, un incubo dentro. E allora ci provi col potere, ma quello che conta davvero, quello politico. Punti alla poltrona più ambita, quella di uomo più potente del mondo. E va a finire che ci riesci pure perché la giungla del business si è mangiata anche la politica da quelle parti. Il consenso si compra con vagonate di dollari ma anche sfamando gli istinti peggiori. Quelli di un’America profonda frustrata ed impaurita da un mondo che cambia troppo in fretta. Un’America che vuole di più, sempre di più. Proprio come Trump che promette nuovi eldoradi che faranno l’America “ancora grande” e che promette muri e pugni di ferro per sedare le psicosi collettive. Ma governare un paese non è come gestire il proprio business e non è nemmeno un reality show. Non lo è affatto. Molto più complicato. Serve sensibilità e senso di responsabilità, serve altruismo, umiltà, prudenza, lungimiranza. Tutte qualità che Trump non ha e non ha mai avuto. L’uomo sbagliato al momento sbagliato. A Washington si scatena un circo sovranista senza precedenti. Strappi, provocazioni, purghe, scandali. Barriere difensive dietro cui Trump cerca di nascondere la sua totale inadeguatezza. Un ego scorbutico e infantile che messo all’angolo fa saltare il banco di continuo. Caos politico che diventa caos sociale che diventa caos internazionale. Ma la locomotiva turbo capitalistica a stelle strisce correva comunque e il marchio Trump sembrava marciare filato verso il secondo mandato. Poi è arrivato quel maledetto nemico invisibile. Per fermarlo non serve nessuna valigetta coi codici nucleari e l’esercito più potente del mondo è solo un inutile ammasso di ferraglia. Non servono nemmeno i soldi. Non serve nemmeno la propaganda. Servono delle qualità umane e politiche che l’uomo più potente del mondo non ha e non ha mai avuto. Trump ingaggia col virus un disperato duello personale provocando disastri e finendo disteso su un letto d’ospedale. Là fuori intanto i negazionisti si grattano il mento mentre l’attempato Biden fa le valige per trasferirsi alla Casa Bianca. È l’epilogo di Trump e di ogni ego pestifero. È l’epilogo del peggiore presidente della storia degli Stati Uniti d’America e del sovranismo a stelle e strisce.

Tommaso Merlo