L’unico modo per difendersi da una informazione venduta è sviluppare gli anticorpi in modo da non abboccare, in modo da diventare cittadini impermeabili alle manipolazioni e alle falsità che ci propinano ogni santo giorno. Più il cittadino è forte, più l’informazione venduta è debole. Possono spadroneggiare fin che vogliono, ma nessuno potrà mai entrare nel cervello di un cittadino libero e sottrargli la sua onestà intellettuale e indipendenza di giudizio. Nessuno. Un cittadino libero filtra le informazioni, boicotta i media meno affidabili, differenzia le fonti, verifica le notizie, capisce strada facendo di chi si può fidare e di chi no, capisce le vere motivazioni dietro a certi personaggi o giornali o talk-show e soprattutto a quelle dietro ai loro padroni. Ne conosce un minimo la storia, il campo politico. Niente di così complesso ma certo ci vuole un minimo di sforzo. Una sorta di legittima difesa a cui siamo costretti per destreggiarci nella giungla di fake news e faziosità. Il problema è che non tutti lo fanno. Ci sono cittadini che non hanno i mezzi, ci sono tifosi che si bevono ogni panzana che urlano i loro idoli e ci sono coloro che sfogliano un giornale o si siedono davanti ad uno schermo ancora con sudditanza, con la bocca aperta e senza capire la realtà dietro le quinte. Per questo la politica ha il dovere d’intervenire e stabilire perlomeno regole del gioco degne di una democrazia moderna. È frustrante ritrovarsi nel 2020 ancora in queste penose condizioni, ma l’intreccio di conflitti d’interesse ha impedito all’Italia di modernizzarsi e poi da noi funziona così. Deve crollare tutto prima d’iniziare a ricostruire. Questo perché chi tiene le redini non le molla fino all’ultimo. Come i padroni e partiti nostrani che controllano l’informazione e non certo per amore del giornalismo o per offrire un servizio alla collettività o alla crescita della nostra democrazia. Ma per meschino tornaconto. Economico, personale, politico. Profitto, prestigio e soprattutto influenza. Per condizionare l’opinione pubblica ma anche i palazzi ed essere invitati ai tavoli che contano al momento opportuno. Logiche ed interessi egoistici che compromettono il giornalismo alla fonte. Se ti alzi tutte le mattine e vai a lavorare per un padrone che ti stacca l’assegno con cui paghi l’affitto e ci mantieni la famiglia e il tuo status, non dirai e non scriverai mai nulla contro quel padrone ed anzi lo difenderai e i suoi nemici diventeranno i tuoi. E se per caso ti dovesse salire qualche rigurgito deontologico, la tua carriera ne pagherà le conseguenze. Lo sai tu, lo sa il tuo padrone, lo sanno tutti. E allora guai a chi alza la testa, guai a chi non sbandiera la propria fasulla indipendenza. Anche in Italia è pieno di giornalisti seri ma sono rilegati in riserve indiane. La maggioranza si conforma all’andazzo dominante fin che dura. Per convenienza, per paura, perché si sono arresi ad un sistema che ritengono incrollabile. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. In Italia l’informazione vive una gravissima crisi di credibilità. Il suo bene più prezioso. Lo dicono i numeri di chi ancora gli dà retta. Lo dice quanto poco siano in realtà influenti in questa fase storica. La colpa è dei soliti mali che affliggono il nostro paese. Una faziosità sempre più aggressiva e sfacciata che si divora anche le briciole dell’onestà intellettuale. Il tappo di caste sempre più ottuse e lontane dalla realtà. Con la stessa manciata di tromboni e parrucconi che intasano gli studi televisivi e le redazioni dei giornali e ogni poltrona che conta. Noiosi e screditati alfieri di un’era morente che nulla hanno a che fare con la nuova Italia che cerca disperatamente di girare pagina. Ma non bisogna scoraggiarsi. In attesa che la politica stabilisca degne regole del gioco, i cittadini possono fare la loro parte. Più il cittadino è forte, più l’informazione venduta è debole. Oggi poi i cittadini hanno a disposizione la rete. Possono farsi giornalisti e smentire e smontare l’informazione dominante e soprattutto possono aiutare gli altri cittadini a sviluppare gli anticorpi in modo da non abboccare, in modo da diventare impermeabili alle manipolazioni e alle falsità che ci propinano ogni santo giorno. Non bisogna scoraggiarsi. Anche l’Italia prima o poi conquisterà una vera libertà d’informazione.

Tommaso Merlo