Più il Movimento fa, più perde voti. Dal 4 marzo in poi il Movimento ha perso tutte le elezioni possibili e i consensi di allora sono solo un bel ricordo. Davvero bizzarro. Se avesse rubato, se non avesse concluso nulla, se avesse addirittura tradito, allora il crollo di voti sarebbe più che comprensibile. Ma in soli due anni di governo il Movimento ha realizzato più riforme dei vecchi partiti in venti. Tra una bandiera e l’altra il Movimento ha pure gestito egregiamente una pandemia dimostrandosi una forza solida ed affidabile. Certo, si registrano anche delle sconfitte dolorose come ad esempio quella della TAV, ma anche lì non c’è stato tradimento. Il Movimento ha semplicemente perso. Quanto agli errori ve ne son sempre a bizzeffe quando si governa, ma quelli del Movimento sono stati in buona fede e non sembrano tali da giustificare una così devastante emorragia di voti. Emorragia che però si è verificata in elezioni locali. Dove prevalgono logiche clientelari e baronali, leggi elettorali truffaldine e dove il Movimento di fatto non esiste. Per questo è prematuro farsi prendere dal panico. Alle politiche sarà tutt’altra partita e il Movimento potrà presentarsi alla nazione con un bilancio di legislatura da far vergognare i vecchi partiti oltre che con una condotta irreprensibile. Ci son state mele marce e traditrici ma in una quantità fisiologica. Il grosso del Movimento ha mantenuto standard di moralità inattaccabili. Il Movimento paga di sicuro l’avere contro l’intera stampa lobbistica del vecchio regime. Una disonestà intellettuale martellante che ne ha corroso l’immagine soprattutto tra la maggioranza dei cittadini che segue la politica da lontano. Una conseguenza del non essere riusciti a mettere mano ai conflitti d’interesse, alla riforma dell’editoria e a quella della televisione pubblica. Peccati d’ingenuità e di eccessiva fiducia karmica ma anche colpa degli alleati di governo che il vecchio andazzo lo vogliono cavalcare invece che riformare. Son comunque passati solo due anni dall’ascesa al potere. Davvero poco tempo che il Movimento ha speso concentrandosi sulle cose da fare e sul vivere l’impegnativa vita istituzionale. Sono entrati nei palazzi centinaia di portavoce, hanno abbassato la testa sulle scrivanie e le retrovie son rimaste scoperte. Qualche cambiamento organizzativo alla fine è stato fatto ma non abbastanza e gli Stati Generali serviranno anche a questo. Ma al di là delle formule gestionali, il punto cruciale è che rimanga sempre vivo il legame tra cittadino che rimane a casa e quello che entra nei palazzi. Idee, sentimenti, opinioni che devono circolare di continuo affinché una comunità politica rimanga sana e reattiva. Agli Stati Generali si parlerà anche delle nuove stelle. Di quelle ancora da realizzare come di quelle nuove. Cose da fare. Non chiacchiere. È stato questo un elemento di forza del Movimento. E dopo decenni di malapolitica e un nuovo paradigma verde da intercettare, di cose da fare in Italia è ancora pieno zeppo. Quanto alla questione dell’identità, la coabitazione di governo ha costretto il Movimento a sporcarsi le mani e subire compromessi, ma non tali da pregiudicarne la natura e la reputazione. Il Movimento ha contenuto certe spinte salviniane e non si è mai svenduto alla fu sinistra. Quanto alle lobby le ha sempre tenute a debita distanza o addirittura cacciate come ha fatto coi Benetton. L’astio con cui è mal sopportato è la prova della sua integrità. Quello di oggi è quindi più che altro smarrimento dovuto alla bizzarra quanto drammatica crisi di consenso e alla mancanza di occasioni in cui fare il punto della situazione e gli opportuni accorgimenti. Adesso finalmente arrivano gli agognati Stati Generali e sarà cruciale lo spirito dei partecipanti. Sarà cruciale che lascino il proprio ego a casa loro e si mettano al servizio del Movimento e della sua causa come ai vecchi tempi. Senza rivalità ed ambizioni personali, senza sterili protagonismi e tifoserie, senza dogmi nel taschino. Del resto da soli in politica non contiamo nulla. Il limite del doppio mandato dovrebbe stemperare certi deliri carrieristici e favorire l’unità. La forza del Movimento è sempre stata la sua compattezza. Contro i nemici comuni che sono ancora tutti là fuori e per concretizzare le proprie idee. Senza baronetti, senza correnti, senza egopolitica. Nonostante i milioni di voti persi, il Movimento ha ancora grandi potenzialità. Meriti suoi e demeriti altrui. Le ragioni per cui è nato sono ancora tutte valide e il vecchio regime partitocratico non è ancora stato sconfitto. Anzi, aspetta solo che il Movimento scompaia per tornare in sella a spassarsela. Sulla scena non è poi sorto nessun partito innovativo che possa davvero competere col Movimento. Solo minestre riscaldate e molte già rancide. Quanto alle fantomatiche alleanze, l’importante è che il Movimento mantenga la sua integrità e le sue ambizioni di cambiamento radicale. È il vecchio regime partitocratico che ha devastato l’Italia che deve rinnovarsi o levarsi dai piedi, non chi sta cercando a fatica di ricostruirla.

Tommaso Merlo