Anche la seconda spallata di Salvini finisce contro un muro, quello della realtà. Al sud ormai prende più insulti che voti. La sua Lega patriottica esiste solo nelle sue perversioni sovraniste. Se Salvini continua così finirà per puntare ai pieni poteri del comune di Pontida e a quel punto potrà ricominciare ad insultare liberamente i meridionali. Anche la marcia su Roma della Meloni è stata rimandata a data da destinarsi, si dovrà accontentare di un’adunata ad Ancona ma il discorso dal balcone ci sarà. Quanto a Berlusconi ormai è un nemico silenzioso e invisibile, come il virus che lo ha graziato. Le destre han cominciato a bisticciare non appena calato il sipario sul teatrino elettorale. Come al solito, stanno insieme col poltronavil. Da una parte i sovranisti duri e puri, dall’altra chi vorrebbe una nuova destra moderata e magari perfino un partito conservatore unico all’anglosassone. Oh, yes. Del resto Salvini ha tentato di fingersi moderato in sta tornata, ma invece che conquistare i fortini rossi si è beccato un bel gesto dell’ombrello dai quei vecchi comunistacci della malora. Il Pd regge grazie al solito verminaio di liste e listerebbe capestro e di branchi di famelici transfughi ed incalliti parassiti che si aggirano nelle viscere locali del Belpaese. La classica bolgia che ha premiato i sempiterni poltronosauri coi loro seguiti. Davvero poco di cui essere fieri ma la testa calva di Zingaretti resta comunque al suo posto per il momento. I malpancisti intestini dovranno trattenere le loro flatulenze mentre ai militanti non resta che accendere ceri nella speranza si manifesti uno straccio di rinnovamento e magari pure d’idea che non sia l’ossessione mesianica. La vera notizia nella fu sinistra è che ormai Renzi non lo votano più nemmeno gli amici e i parenti più intimi. In parlamento ha un potere ricattatorio abnorme, ma nel paese sostanzialmente non esiste più. La sua strategia per farsi notare ha fallito. Vedremo se a questo punto si rassegnerà a vivere serenamente il suo irreversibile tramonto o il suo ego avrà ancora la meglio sul buonsenso. Un election day atipico. Mentre i vecchi partiti si son fatti l’ennesima scorpacciata di poltrone, il Movimento ha portato a casa un risultato storico nell’indifferenza generale. Ma più il Movimento cambia l’Italia, meno voti becca. Stampa da terzo mondo ma anche problemi strutturali suoi. Alle politiche sarà tutt’altro film. Si tireranno le somme di una legislatura in cui oggettivamente il Movimento è andato oltre le aspettative collezionando una serie notevole di risultati. Di sicuro il Movimento non potrà presentarsi alle urne in queste condizioni. Servono urgentemente sti benedetti stati generali. Servono nuove stelle da mettere sul piatto, una nuova leadership condivisa, nuova organizzazione e nuova linea. Un piatto ricco. Il bello degli stati generali sarà che la maggior parte dei partecipanti è al suo ultimo giro di giostra e finita la festa se ne tornerà a casa sua. Questo aiuterà a rendere ridicoli certi sterili protagonismi, a sedare litigi da condominio e rilanciare il progetto comune che è l’unica via per rimanere politicamente vivi e continuare a scrivere la storia. Per meriti propri e per demeriti altrui, il Movimento ha ancora molto da offrire al paese. Il lavoro da fare dopo decenni di malapolitca è ancora molto e il vecchio decrepito regime partitocratico è ancora tutto lì. Che il Movimento si allei con queste destre nel prossimo futuro è molto improbabile, che prenda il 51 pure. Cooperare con quello che rimane della fu sinistra sembra una strada obbligata per il momento, anche se il punto non è se, ma come, cooperare. Senza cioè svendere i propri valori, senza ammucchiate ma fungendo da stimolo al cambiamento. Pretendendo cioè dai propri compagni di viaggio di essere all’altezza perlomeno dei tempi. La seconda spallata di Salvini contro il muro della realtà rasserena quindi Giuseppe Conte. È lui il vero asso nella manica della maggioranza. C’è da spartire la mega torta del recovery. C’è da gestire la seconda ondata. Clima che premia l’unità e la prudenza. Se il governo manterrà la rotta la legislatura potrebbe durare e lo scenario con cui si tornerà alle urne potrà essere ancora più favorevole.

Tommaso Merlo