Salvini non ha fatto in tempo a riprendersi dal terribile attentato di Pontassieve che finiscono agli arresti tre commercialisti vicini al Carroccio. Potrebbe trattarsi dei primi effetti della maledizione vudù che l’intrepida antifascista congolese ha lanciato contro il leader padano. Poraccio. Come se non bastasse la sfiga nera che lo sta perseguitando dalla sbornia del Papeete. Quando era ad uno sputo dai pieni poteri. Sembrava che perfino la Madonna di Medjugorje votasse per lui. Bei tempi davvero. Oggi su Salvini piovono pomodori e coloriti improperi non appena mette il naso fuori di casa. Succede soprattutto a sud del Po. Invece che essere i cani a scappare dalla puzza, è lui a dover tornarsene da dove è venuto. A consolarlo ci pensa la sua fervente fede cristiana. Lo sa anche lui che chi semina vento raccoglie tempesta. E così sia. Amen. Son tempi davvero duri per la superiore razza padana. Minacciata da un’invasione senza precedenti di mandrie infette di zulù e baluba assortiti che le cavallette in confronto fan meno danni. Senza parlare dei terun che ormai spadroneggiano ovunque per il Belpaese. Roma è roba loro. La delegazione padana nella capitale è sempre più striminzita e non conta una fava acerba. Quei pochi padani che strappano un biglietto per Roma arrivano che vogliono spaccare tutto e nel giro di qualche mese mettono su panze e deretani inguardabili a furia d’ingozzarsi di code alla vaccinara e finiscono per bighellonare sonnolenti per i vicoli del centro a chiacchierare di nulla che manco i romanacci. Li mortacci loro. Brutti tempi davvero. Viviamo un’era terunista ma il sogno dell’Indipendenza della Grande Padania non è affatto cestinato. C’è solo stato un ragionato cambio di strategia. Tutta quella carnevalata delle camicie verdi che ce l’hanno duro e le cerimonie dell’ampolla alle sacre sorgenti del Po e tutto il resto alla fine ha prodotto una gran cagnara e nient’altro. Altro che creare una nazione indipendente con tanto di ambasciatore all’ONU, la Padania si è ritrovata schiava di Bruxelles oltre che di Roma e infestata da orde di selvaggi di ogni tinta, roba da far rimpiangere i bistrattati meridionali italiani. Un disastro. Meglio provarci in un altro modo. Fingendosi patrioti, infiltrando i palazzi di Roma ladrona in modo da scardinare il sistema da dentro. Almeno questo era il piano. Basta diamanti e lingotti. Basta far finta che milioni di soldi pubblici spariscano da soli nel nulla. Darsi una bella ripulita e via di tricolore e inno di Mameli con la mano sul cuore e lo sguardo misticamente perso nel vuoto. Un piano che stava funzionando alla grandissima. Trasformando la Lega nella protesi del suo insaziabile ego, Salvini era riuscito a far schizzare i consensi alle stelle. Roba da brividi. Altro che leader padano, stella nascente del sovranismo continentale. Paladino di quella destra nazionalista e bigotta in salsa social che soffia in tutto l’Occidente. E dopo anni di pisciatine sulla Piazza Rossa, finalmente sorrisoni e selfie col mitico Putin in carne ed ossa. Da. Salvini sembrava davvero inarrestabile. Fino alla sbornia del Papeete. Ad uno sputo dai pieni poteri. È lì che è iniziata una via crucis di sfighe e di gaffe e adesso perfino di arresti e di terribili attentati come quello di Pontassieve che alimentano il sospetto di una maledizione vudù. Li mortacci loro n’altra volta. È un paese invaso dai selvaggi e sempre più terunista che a sud del Po lancia addirittura pomodori al grido di Lega ladrona, l’Italia non perdona.

Tommaso Merlo