Virginia Raggi lo dice chiaramente, lei proviene da una cultura di sinistra che questo Pd ha tradito. È la storia di milioni di elettori che hanno poi trovato nel Movimento una nuova casa. Attaccare maldestramente la ricandidatura di Virginia Raggi è stato forse l’errore più clamoroso commesso dall’insipido Zingaretti. Un errore figlio di attriti personali ma soprattutto dalla totale incapacità della sedicente sinistra di ammettere le proprie colpe e rinnovarsi. Senza Mafia Capitale di cui il Pd è stato uno dei protagonisti, un sindaco come Virginia Raggi non sarebbe mai stato eletto. Senza decenni di malapolitica e malaffare di cui il Pd è stato uno dei protagonisti, una forza come il Movimento non sarebbe mai arrivata al potere. Il Movimento è nato anche sulle ceneri della sinistra. Grillo provò a candidarsi alle primarie del Pd, non di altri partiti. Quando gli chiusero la porta in faccia, proseguì da solo. Eppure il Pd e i benpensanti di sinistra hanno sempre infamato il Movimento come antipolitica, come una forza populista barbara e che puzzava di destra. Non hanno mai voluto capire il Movimento e questo perché implicava ammettere il loro fallimento storico. Dopo anni di sterili litigi e cartelli elettorali antiberlusconiani, Renzi scalò un Pd in avaria e scopiazzò Blair. Fece cioè virare brutalmente il principale partito di sinistra verso destra. E per una ragione molto pratica. Non riuscendo a produrre nessuna nuova idea di sinistra, il Pd prese a prestito quelle di destra sposando il neoliberismo. Passeggiando a braccetto coi padroni invece che con gli operai e massacrando i diritti sociali nella speranza che prima o poi la fantomatica crescita si manifestasse. Ed invece a manifestarsi sono stati milioni di poveri e una società ricolma di rabbia e disillusione. Renzi trasformò il Pd in una fotocopia di Forza Italia con la quale inciuciò beatamente. Un tradimento epocale dei valori della sinistra, della sua storia e dei suoi elettori che alla lunga portò alla scissione di Bersani e compagni e al 4 marzo. Un tradimento che creò un vuoto politico enorme che il Movimento colmò. Ma Renzi non fece certo tutto da solo. Fu assecondato da tutti i baroni del Pd che ancora oggi sguazzano nel partito facendo i finti tonti. Con la fuoriuscita di Renzi si sperava che Zingaretti riportasse il Pd a sinistra e soprattutto facesse i conti con l’indecente passato del partito. Il tempo passa. Certi deliri neoliberisti sono stati smussati, ma il Pd non ha ancora fatto nessun vero esame di coscienza e nessuna vera svolta. Il Pd è ancora ostaggio degli stessi baroni e quindi delle stesse logiche e quindi della stessa cultura politica e quindi soffre della stessa cronica mancanza di idee e di slancio politico. Un partito stantio e vittima di se stesso come dimostra anche la vicenda Raggi. Dopo Mafia Capitale e decenni di malapolitica e malaffare, il Pd poteva assumersi onestamente le proprie responsabilità, poteva cogliere l’occasione storica di quel disastro per cambiare e ripartire su basi nuove. Ed invece il Pd ha fatto spallucce e si è messo a contare i giorni che mancano per levarsi la Raggi di mezzo e riprendersi le poltrone capitoline. Arroganza, ottusità, dipendenza poltronistica. Con Zingaretti a bisticciare con la sindaca e a spingersi a stroncare tra i primi la sua ricandidatura. Questo mentre Zingaretti si riempiva la bocca di chissà quale alleanza col Movimento e ricandidava grotteschi poltronosauri alle regionali. Il solito vecchio Pd. La solita vecchia politica. Virginia Raggi ha fatto benissimo a tenersi alla larga ed è una linea che tutto il Movimento dovrebbe seguire. Gran parte del Pd è ancora indigeribile. Se davvero vogliono allearsi col Movimento allora devono dimostrarsi all’altezza. Solo in quel caso si può collaborare. Non è il Movimento che si deve adeguare all’andazzo della vecchia politica. È la vecchia politica che si deve adeguare al Movimento. Solo così il Movimento sopravviverà e riuscirà a rinnovare la vecchia politica e tutto il paese.

Tommaso Merlo