I candidati dei vecchi partiti alle regionali fanno venire i brividi. Non hanno imparato davvero nulla. Invece di favorire il rinnovamento ricandidano di tutto per un pugno di voti. Come se scommettessero sul fatto che l’Italia non cambierà mai. Baroni giurassici e cerchie parassitarie, rifiuti riciclati e riutilizzati, poltronari incalliti e irriducibili, pollame allevato in batteria. C’è davvero di tutto. Nei loro volti e nelle loro parole non si percepisce nessuna genuina passione per valori ed idee e nessun desiderio d’impegnarsi per il bene comune. Si percepisce invece tanto astio verso il nemico, furia propagandistica e inconfessabili ambizioni. Come quella di sistemarsi per i novellini e quella di continuare a mungere per i veterani. Si percepisce come a spingerli ad esporsi pubblicamante non siano gli altri, ma se stessi. Il potere. Coi sui privilegi e le sue comodità. Con persone che penderanno dalle loro labbra ed altre che gli sbaciucchieranno gli stivali. La popolarità. L’essere al centro della scena. Sui media, col telefono che squilla di continuo e i riflettori sempre pronti ad accendersi per cogliere le loro perle di saggezza. I soldi. Stipendi da capogiro, gettoni generosi. Bastano pochi anni per sistemarsi. Per farsi la villetta al mare, la barchetta e magari mandare pure i figli ebeti a studiare all’estero. Il tutto col minimo sbattimento. Soldi facili. Basta strappare una poltrona ed è fatta. Nei parlamenti regionali come in quello nazionale, vero olimpo del poltronista italico. Se ti annoi e vuoi darti da fare bene, altrimenti pazienza. Basta che accampi scuse e t’imboschi, basta che eviti ogni responsabilità ed impegno e sparisci dalla circolazione. Tanto il mega stipendio ti arriva puntuale sul conto lo stesso. Tanto nessuno sta a lì a valutare la tua performance. Solo i poveri cristi devono raggiungere target e risultati di continuo, i potenti non devono rendere conto a nessuno in Italia. L’importante è che stiano a cuccia e non diano fastidio ai baroni e ai partiti che li hanno messi su quella poltrona. Cordate, carri, ditino in cielo per capire dove sbuffa il vento. Puoi anche essere un analfabeta di ritorno e un perfido egoista, ma se garantisci pacchetti di voti e magari pure soldi, i vecchi partiti un posticino in lista prima o poi te lo trovano sempre. Il pallino ce l’hanno i baroni e le loro clientele. I vecchi partiti sono ormai come dei marchi. Uno vale l’altro e quando un brand non tira più allora si cambia. Voltagabbanismo 2.0. Quanto ai fatti, quando ai problemi della cittadinanza da risolvere, no problem. Ci penserà la propaganda a coprire tutto. Ci penseranno i cittadini manipolabili e quelli che non votano più a garantirgli una scappatoia. I vecchi partiti non hanno imparato davvero nulla. Come se non si rendessero conto dell’enorme responsabilità che hanno nel selezionare la classe dirigente. La qualità della classe dirigente determina la qualità della politica. La qualità della politica determina la qualità della democrazia. I vecchi partiti preferiscono cavalcare un sistema avariato invece che impegnarsi per risanarlo. Come se scommettessero sul fatto che l’Italia non cambierà mai.

Tommaso Merlo