Essere davvero europeisti significa essere pronti a rinunciare alla propria sovranità nazionale a favore di un parlamento e di un governo continentali. Senza esitazioni, senza condizioni. Essere veri europeisti significa sentire l’Europa come la propria patria e la nazione di provenienza come la propria “regione” di origine. Essere veri europeisti significa avere fiducia negli altri popoli europei al punto da voler costruire insieme a loro una nuova Repubblica continentale. Diventando un unico popolo europeo ma senza rinunciare alla propria identità. L’Europa politica e sociale non toglie nulla, ma aggiunge. L’Europa espande la propria dimensione di cittadino, allarga la propria dimora politica e culturale senza dover calpestare il passato. Le peculiarità nazionali sono al contrario la grande ricchezza strategica dell’Europa perché è dall’incontro delle diversità che si genera energia e quindi idee e quindi progresso anche politico. L’Europa è un indispensabile passo in avanti nella lunga e travagliata storia dei popoli europei. È l’opportunità di mettere finalmente in comune il meglio che ogni popolo europeo ha prodotto ed affrontare insieme il nuovo paradigma continentale. L’era delle nazioni è finita da tempo. Il mondo è già in mano a masse continentali. Le sole in grado di affrontare le sfide tutte globali che abbiamo difronte. La Repubblica Europea non è uno sfizio, è l’unica via affinché i popoli europei possano ancora avere voce in capitolo. Divisi resteranno irrilevanti, al guinzaglio di qualche superpotenza e rilegati a spettatori di qualche nuova farneticante guerra fredda. Eppure la nascita della Repubblica Europea sembra ancora remota e i veri europeisti rimangono una minoranza silenziosa sparsa per il continente. Reduce da una grave e interminabile deriva lobbistica e burocratica, l’Europa ha dato qualche segno di vitalità nel rispondere alla pandemia. Ma lo ha fatto con fatica e restando nonostante tutto ancora lontana dal cuore dei cittadini. A conferma di come la Repubblica Europea non sboccerà mai da qualche palazzo di vetro. Oggi Bruxelles è incatenata dal potere di veto e chi davvero conta qualcosa viene eletto a Parigi, Berlino, Roma, Madrid. Il vero potere politico oggi è ancora tutto in mano alle capitali nazionali e non dà nessun segno di cedimento. Questo perché i partiti principali e le loro classi dirigenti sono europeisti solo nei discorsi ufficiali ma non sono veri europeisti. Non sono cioè politicamente e culturalmente pronti a compiere il grande passo storico di abdicare al loro potere nazionale e fondersi con gli altri stati membri dando finalmente vita ad una Repubblica continentale federale o comunque vorrà essere architettata. Siamo ad uno stallo che si trascina da decenni e questo anche perché la maggioranza dei cittadini europei non è davvero europeista e alcuni vorrebbero addirittura tornare indietro al devastante nazionalismo. I veri europeisti sono una minoranza silenziosa di cittadini senza patria. Vivono come in un limbo, nell’ombra. Impigliati in schemi nazionali antiquati che non rappresentano più le loro nuove consapevolezze. Una minoranza sparpagliata per il continente che quasi si vergogna delle proprie idee visto il pensiero dominante ed attende democraticamente che maturino le persone ed i tempi. Ma la storia non regala niente. I veri europeisti devono rimboccarsi le maniche per stimolare una nuova coscienza politica e culturale europea. L’Europa è prima di tutto una conquista culturale. Solo dopo potrà concretizzarsi politicamente. Solo quando i veri europeisti avranno il consenso sufficiente per generare un movimento capace d’imporsi sugli egoismi nazionali. La storia non regala proprio niente. L’epocale traguardo della Repubblica Europea va conquistato. E solo il popolo continentale può riuscire nell’impresa.

Tommaso Merlo