La speranza che vinca il “sì” al taglio dei parlamentari risiede nella coscienza dei cittadini. In quello spazio profondo del paese imperniabile alle manipolazioni della propaganda e refrattario ai tatticismi del momento. Quello spazio silenzioso in cui prevale la persona cittadino a prescindere dalle casacche e che riesce a vedere più lontano. Quello spazio saggio che si desta nei momenti cruciali della storia del nostro paese e ne determina il corso. Come alle elezioni nazionali oppure ai referendum epocali come quello “del taglio” che mira a riallineare il parlamento italiano alle democrazie più avanzate. Ma col referendum sul taglio dei parlamentari non c’è in ballo solo una sacrosanta riforma, c’è in ballo lo spirito del 4 marzo. Quell’onda anomala della democrazia italiana scatenata da un’incontenibile voglia di cambiamento radicale dopo decenni di malapolitica. Da allora i reduci del vecchio regime annidati nei vecchi partiti e nei media lobbistici han fatto di tutto per boicottare quegli entusiasmi e ristabilire una “normalità” a loro più conveniente. Uno scontro politico e culturale latente molto duro. Tra vecchio e nuovo. Tra cittadini desiderosi di rinnovamento e caste ottusamente conservatrici. Senza cioè nessuna idea alternativa ma indisposte a perdere i loro privilegi ed assecondare una nuova fase. Il referendum sul taglio dei parlamentari sarà una battaglia importante di quello scontro latente. Vedremo quanti cittadini si saranno arresi magari disertando le urne e quanti si faranno infinocchiare di nuovo dai resti del vecchio regime. Vedremo. Il 4 marzo fu una clamorosa dimostrazione di come i cittadini ormai non diano più retta né ai giornali né ai talk-show nelle loro scelte di fondo. Dalle urne uscì vincitrice una forza che aveva ferocemente contro l’intero sistema mediatico e politico e pure le tasche vuote. Del resto a furia di prostituirsi alle lobby, i media han distrutto la loro reputazione al punto da generare nei cittadini l’effetto opposto di quello auspicato. Ma il 4 marzo è passato da mo’ e nel frattempo è successo di tutto. E quello scontro latente invece di attenuarsi si è inasprito coi resti del vecchio regime che sono ancora tutti al loro posto più determinati che mai a trascinare il paese nel loro inevitabile declino. Media lobbistici, vecchi partiti. Cortigiani, conformisti, parassiti. Per loro il referendum “sul taglio” è una grande occasione per sferrare il colpo decisivo a chi ha osato alzare la testa ed immaginare di scavalcarli. È questo che c’è in ballo. Lo conferma lo spettacolo deprimente di queste settimane. Lo schieramento compatto dei media lobbistici per il “no”. L’imbarazzo dei vecchi partiti che quel taglio prima lo votato e poi vorrebbero rinnegarlo ma temono di urtare i loro followers. I sempiterni cinici voltagabbana, i pistolotti contradditori dei parrucconi, i rigurgiti ideologici con la puzza sotto al naso. Tutti a dipingere il taglio come un pericoloso capriccio populista, come la coda di un periodo politico da archiviare al più presto. Ancora più deprimenti gli hooligans. Quelli che votano “no” solo per colpire quel maledetto movimento vandalico o per affossare il detestato Conte. Miopi tatticismi, faziosità. L’unica speranza è la coscienza dei cittadini. Quello spazio profondo del paese impermeabile alle manipolazioni della propaganda e refrattario ai tatticismi del momento. Quello spazio silenzioso in cui si è prima di tutto persone e cittadini e si riesce a pensare al di là delle casacche e vedere più lontano. Quello spazio saggio che si desta nei momenti cruciali della storia del nostro paese. E ne determina il corso.

Tommaso Merlo

Members of the Northern League and Futura e Liberta (FLI) groups at the parliament argue during a confidence vote at the Chamber of Deputies, the Italian lower house, on December 14, 2010 in Rome. Italy held its breath as lawmakers staged a knife-edge confidence vote on Prime Minister Silvio Berlusconi’s government that could bring down the flamboyant Italian leader. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)