Gli avanzi del vecchio regime si stanno ricompattando per il “no” al taglio dei parlamentari. Quelle 345 poltrone d’oro e relative pensioni fanno gola ma c’è di più. Vogliono mandare un messaggio politico al paese, un avvertimento ai cittadini. Guai a farsi venire in mente strane idee, guai a mettersi in testa di cambiare il paese senza di loro o addirittura contro di loro. Guai a chi osa alzare la testa e ficcare il naso nei loro interessi ed intaccare il loro potere. Destra, sinistra. Politicanti, lobby, stampa di servizio. In Italia per decenni si sono abbuffati senza che nessuno riuscisse a fermarli nemmeno nei periodi di crisi più nera. Oggi vogliono sabotare un pericoloso precedente che potrebbe aprire la strada a riforme ancora più dolorose per loro. Non vogliono abdicare Vogliono ristabilire la normalità. Per arrivare ad un passo dallo storico taglio ci è voluta la mezza rivoluzione del 4 marzo. Da quel giorno il Movimento si è battuto strappando malvolentieri l’appoggio dei suoi alleati di governo. Prima della Lega che nella luna di miele gialloverde fingeva di essere per il cambiamento. Poi del Pd che dopo tre voti negativi ha cambiato campana altrimenti non nasceva il nuovo governo e rimaneva a bocca asciutta. Ora si tirano indietro anche se non hanno nemmeno il coraggio di dirlo in faccia ai loro elettori. Ipocrisia al quadrato. Quelle 345 poltrone d’oro e relative pensioni fanno gola ma c’è di più. Una sconfitta di quello stramaledetto terzo incomodo della politica italiana che è il Movimento potrebbe rilanciare i loro sogni di gloria. Destra, sinistra. Politicanti, lobby, stampa di servizio. Avanzi del vecchio regime. Tutti ricompatti per un vergognoso “no”. Tra loro spiccano i benaltristi, quelli che “i problemi del paese sono ben altri”. Già, i problemi sono sempre altri e loro nel frattempo non sono mai riusciti a risolverne mezzo eppure son sempre lì a predicare e a mungere e quando gli si presenta un’occasione per cambiare qualcosa si ritraggono schizzinosi. Poi ci sono i noncosisti, quelli che “il taglio dei parlamentari andrebbe anche bene ma non fatto così”. Già, meglio fatto cosà. Con qualche riforma organica, con qualche supercazzola di contorno che conoscono solo loro e poi alla fine finisce tutto nel solito inconcludente chiacchiericcio. Per decenni in Italia si è discusso di ogni immaginabile riforma ma quelle che si son concretizzate si contano sulla punta delle dita ed erano pure delle ciofeche. O incostituzionali o alla fine hanno peggiorato i problemi che volevano risolvere. Eppure i noncosisti ancora gironzolano dandosi arie da rinomati giureconsulti e non capiscono che si tratta semplicemente di allinearsi alle democrazie più avanzate. Ipocrisia al cubo. Poi ci sono i platoni de noialtri, quelli preoccupati per la democrazia e per la rappresentanza e per chissà quale flatulenza filosofica. Sono gli stessi eruditi che non hanno fiatato quando per decenni la rappresentanza dei cittadini veniva scippata dai partiti che raccattavano voti promettendo di tutto e poi una volta nei palazzi servivano gli interessi delle lobby e si facevano i fatti loro con la stampa di servizio a tenere il moccolo e il parlamento ridotto ad una discarica d’ingombranti. Destra, sinistra. Politicanti, lobby, stampa. Avanzi del vecchio regime. Si avvicina il referendum e si ricompattano per il “no”. Mormorano e tramano nei corridoi e nelle segreterie e nelle redazioni e nei piani alti dei grandi potentati. Vogliono salvare quelle 345 poltrone d’oro e relative pensioni ma c’è di più. Temono una vittoria dei cittadini e la perdita del loro status. Temono un pericoloso precedente che un domani potrebbe portare a riforme per loro ancora più dolorose. Temono che vincendo il Movimento si rafforzi invece di disintegrarsi come hanno predetto mille volte. Temono che finisca davvero quel regime morente a cui si aggrappano disperatamente dal 4 marzo. Un “no” davvero vergognoso.

Tommaso Merlo