Finisce in gattabuia l’ideologo più prestigioso del sovranismo. Pare che si mettesse in saccoccia i soldi per costruire il muro antilatini. Davvero un grande esempio di moralità ariana e di cristianità. Anche la tempistica è grandiosa. Nel bel mezzo di una campagna elettorale che vede il suo ex boss Trump confermarsi come di gran lunga il peggiore presidente della storia degli Stati Uniti d’America. Il sovranismo si sta rivelando davvero una triste barzelletta. Ormai gente come Bolzonaro o Boris Johnson o Trump fanno ridere i polli nel loro danzare sulle macerie dei loro paesi. Anche se non c’è nulla di divertente nelle migliaia di morti inutili dovuti alla loro gestione scellerata della pandemia e tantomeno nelle lacerazioni sociali che hanno scatenato. Virando verso Mosca si ride ancor meno. Il regime di Putin ne avvelena un altro. Questa volta non tocca a qualche giornalista o traditore, ma nientepopodimeno che al leader dell’opposizione Navalny. Già perseguitato dal regime sovietico e arrestato più volte, già avvelenato. Putin si conferma la vera stella del sovranismo. Questo perché a differenza degli altri leader è quello che è riuscito a costruire il regime modello a cui i sovranisti ambiscono. Un ducetto intoccabile in cima, fedeli gerarchi tutt’attorno e via di manganellate e veleno a chi osa contraddire o semplicemente essere diverso. Lo chiamano sovranismo come se fosse qualcosa di nuovo. Ma di nuovo ha solo il nome. In realtà si tratta di neofascismo 2.0. Sovranismo non è altro che una nuova confezione pensata per incontrare i gusti degli elettori contemporanei. Se oggi qualcuno salisse su un balcone e si atteggiasse a Mussolini, i cittadini gli riderebbero in faccia o si spaventerebbero. Ed è qui che entrano in gioco i geni strategici alla Steve Bannon. Invece di prendere di punta le democrazie liberali, i sovranisti le infiltrano da dietro le quinte e le indirizzano verso le loro idee. In punta di piedi, in modo da sdoganarle pian piano, in modo che la democrazia le faccia proprie senza nemmeno rendersene conto. Associazioni, network, fiumi di soldi di qualche magnate baciapile. Dietro le quinte un operoso sottobosco nero, davanti partiti e leader dal volto gioviale col compitino di sfondare il mercato elettorale tra baggianate social e propaganda spicciola. Partiti e leader che lucrano sì sulle paure e sugli istinti peggiori, ma che lo fanno in modo rassicurante, col sorriso bonaccione sulle labbra in modo da conquistare anche quell’elettorato medio lontano anni luce dal loro fanatismo e dal loro estremismo. Una spregiudicata operazione di marketing politico. Ultraconservatori camuffati da moderati. Con milioni di persone che non sanno neanche per cosa votano. Pensano di votare per un normale centrodestra ed invece supportano pericolose derive nazionaliste. Supportano il ritorno della sacralità di confini geografici e mentali preludio di ogni guerra. Muri e recinti innalzati per chiudere fuori il cambiamento. Per fermare il movimento di popoli selvaggi che minacciano il totem dell’identità nazionale. Per fermare gli infedeli che minacciano il totem della religione sfruttata per alimentare bigottismi e discriminare diversità e minoranze. Col suo The Movement, Steve Bannon ambiva a costruire l’unione globale dei sovranisti prima che lo beccassero con le dita nella marmellata. Per riuscirci voleva far saltare l’Europa per favorire il ritorno del nazionalismo bacchettone. Nel suo girovagare da oscuro lobbista, Steve Bannon ha incontrato sia Salvini che la Meloni. Quelli che hanno ereditato le ceneri berlusconiane e che dovrebbero guidare il nuovo centrodestra nostrano. Partiti e leader che si definiscono moderati e liberali e che dichiarano di non volere l’Italia fuori dall’Europa. Ma che sono accorsi tra le braccia di Steve Bannon e inchieste giornalistiche come quella di Report hanno dimostrato legami col suo sottobosco nero. E non c’è niente da ridere. Il rischio è che i cittadini non si rendono conto nemmeno di quello che votano. Come successo negli Stati Uniti con Trump. Repubblicani che all’improvviso si son ritrovati non solo un egocentrico incapace come presidente, ma anche un fanatico di ultradestra che ha lacerato la società e ridotto il paese in macerie. Conservatori che oggi si schierano col vecchio Biden pur di sbarazzarsi di un presidente disastroso ed eletto con il supporto provato di Putin. Vera stella del sovranismo. Davvero una barzelletta. Triste.

Tommaso Merlo