Le sardine si schierano contro il taglio dei parlamentari. Altra trovata geniale. Di questo passo la loro dispersione in mare aperto potrebbe avvenire prima del previsto. A quel punto bisognerà attendere che altre pagine Facebook diventino virali e si autoconvincano di essere un movimento politico. Del resto se c’è un emblema dei mali italiani, questo è il nostro elefantiaco parlamento. Schierarsi contro il taglio delle poltrone per fumose questioni di principio, vuol dire non capire il momento storico che stiamo vivendo. Alla fine si tratta semplicemente di riallineare il parlamento italiano a quello delle democrazie più avanzate dopo decenni di sprechi e malapolitica. Tutto qui. C’è voluta la tempesta del 4 marzo affinché finalmente la politica mettesse mano a se stessa tagliando poltrone inutili e privilegi. E dopo la sforbiciata a vitalizi e scranni, si spera che presto toccherà anche agli stipendi degli onorevoli tornare a livelli di decenza pubblica. Ma una cosa alla volta. Il cambiamento in Italia è una battaglia sfibrante. Tutta colpa di caste politiche che non vogliono mollare l’osso e di tutti coloro che sul più bello si mettono a nuotare contro come le sardine. Stando ai fatti. Invece che tempio della democrazia, il parlamento italiano si è ridotto a suo mausoleo funerario. Un numero sproporzionato di poltrone tutte placcate in oro massiccio, ma con le decisioni prese nei corridoi e frotte di onorevoli a schiacciare il bottone. Impresentabili, assenteismo cronico, privilegi assurdi, scandali di ogni risma, voltagabbana, lungaggini e insabbiamenti. Un enorme poltronificio dove i partiti parcheggiano i loro scudieri ad ingrassare per ricompensarli dei voti raccattati sul mercato elettorale. Il tutto ovviamente a spese del contribuente che mentre gli onorevoli ristrutturano attici in centro e si comprano il motoscafo, scivolano nella miseria. Riallineare il parlamento italiano a quello delle democrazie più avanzate è davvero sacrosanto. L’unica cosa che sorprende è che non si sia fatto prima. Ma si sa, in Italia il cambiamento è una battaglia sfibrante. C’è voluta la mezza rivoluzione del 4 marzo perché si muovesse qualcosa. Con quei marziani del Movimento a trainare e i vecchi partiti a rimorchio. Prima la Lega, poi quando Salvini si è inpapeepato è toccato a quello che rimane della fu sinistra. Tutti ad adeguarsi controvoglia tra mille capricci e distinguo. Sembrava fatta con la nascita del governo giallorosa e il voto in aula, poi sono sbucati i soliti parrucconi d’altri tempi a raccogliere le firme per il referendum e adesso ci si mettono pure le sardine a nuotare contro per chissà quale orpello teorico. Una trovata davvero geniale. Adesso la parola passa ai cittadini. Un assist storico. I vecchi partiti sono quasi tutti schierati per il “sì” ma non c’è da fidarsi. Politicanti di oggi e di domani voteranno in massa per il “no” nel segreto delle urne per non darsi la zappa sui piedi. Il loro schierarsi ufficialmente per il taglio è solo paura dell’opinione pubblica esasperata da decenni di sprechi e malapolitica. Non resta che sperare nella maturità e nel buon senso della maggioranza degli italiani. Alla fine si tratta semplicemente di allineare l’Italia alle democrazie più avanzate.

Tommaso Merlo