Secondo la stampa mainstream il Movimento ormai è un partito come gli altri perché si è rimangiato il secondo mandato. Gli è bastato omettere che la modifica si riferisce solo agli amministratori locali per confezionare l’ennesima fake-news da diffondere sotto gli ombrelloni. Le condizioni del giornalismo italiano sono davvero disperate. Ormai perfino i pesci si rifiutano di venire incartati con certi quotidiani. Pretendono anche loro un congedo dignitoso. La stampa mainstream è uno di quegli ambiti in cui sono più evidenti i mali che ancora affliggono il nostro paese. Quel vecchio regime politico ma anche culturale che non si vuole rassegnare al suo triste tramonto. Ingoiata l’ennesima fake sul secondo mandato, i lettori di quei giornali borbottano sotto il solleone contro il Movimento che ha tradito se stesso. Si agitano come inconsapevoli burattini delle balle propagandistiche che si son appena bevuti. Certo giornalismo manca di rispetto prima di tutto ai propri lettori. Li considera stupidi e facilmente manipolabili e li tratta come tifosi disposti a credere ad ogni scempiaggine pur di scagliarsi contro gli avversari politici. Perché di questo si tratta. Di politica, non di giornalismo. Di propaganda, non d’informazione. Invece cioè di svolgere il suo ruolo d’informare, la stampa mainstream disinforma a fini politici. Le divergenze di opinioni non c’entrano nulla. Un’opinione basata su fatti falsi non è un’opinione. È fango. È inquinamento del dibattito pubblico. Così come tutte le soap sfornate dai retroscemisti. Acqua sporca al mulino del proprio padrone. Un modo di fare informazione da giornali di partito che ha infettato tutta la stampa mainstream. Ma invece che un partito, oggi servono una lobby, servono una linea politica restauratrice di un ordine a loro conveniente. Il risultato è che in Italia il giornalismo vero sta scomparendo. Si deve rifugiare in riserve indiane e nicchie digitali. La stampa mainstream è in mano a pochi facoltosi padroni. E intere generazioni di giornalisti si devono omologare per mangiare e fare carriera, si devono aggregare al gregge, si devono piegare alle esigenze padronali. È questa la rovina del vero giornalismo. La dipendenza da interessi lobbistici che invece di premiare l’onestà intellettuale e la schiena dritta, premia i giornalisti più spregiudicati e faziosi e che s’immolano per la causa politica e commerciale del proprio padrone. Una deriva suicida per il giornalismo. Questo perché mentre le caste giornalistiche si arroccano per difendere il proprio castello di carta, i cittadini sviluppando gli anticorpi e si evolvono. Ormai la verità è a portata di click e certe balle durano secondi. E più aumenta la consapevolezza e la capacità di discernimento dei cittadini, più quel modo di fare informazione si ritorce contro chi lo fa. A furia di scivolare nella meschina faziosità e nel conformismo, il giornalismo ha perso il suo bene più prezioso che è la credibilità. Diventando sempre più marginale. Le conseguenze per la nostra democrazia sono devastanti. Invece di arricchire il dibattito pubblico, il giornalismo lo inquina. Invece di promuovere la verità, il giornalismo la umilia manipolandola. Invece di stimolare una coscienza collettiva, il giornalismo spacca la società e la infarcisce di astio per meschino tornaconto. Davvero una rovina per il giornalismo e per il nostro paese. La stampa mainstream è uno di quegli ambiti in cui sono più evidenti i mali che ancora ci affliggono. Quel vecchio regime politico ma anche culturale che non si vuole rassegnare al suo triste tramonto.

Tommaso Merlo