Adesso quello che conta è la reazione della politica. I birbanti del bonus vanno allontanati senza esitazioni. La Lega dice di voler “sospendere” i suoi birbanti, una linea che sa molto di cartellino giallo. E cioè quando la tempesta mediatica sarà passata, i birbanti leghisti potranno uscire dal castigo dietro alla lavagna e tornare in gruppo come niente fosse. Ipocrisia. Quello che ci vuole è il cartellino rosso. Politici che nel bel mezzo di una pandemia, nonostante percepiscano stipendi astronomici, in un paese finanziariamente dissestato, s’intascano soldi pubblici stanziati per aiutare persone in difficoltà, non sono degni di rappresentare le istituzioni e se ne devono tornare a casa loro. Punto. La durezza con cui a chiacchiere i vecchi partiti hanno reagito allo scandalo dei bonus non si deve certo ad una riscoperta della morale pubblica. La loro è solo paura. Il fattaccio è mediaticamente eclatante e potrebbe costare voti a chi ne è rimasto incagliato. Tutto qui. Del resto fino a ieri se ne fregavano di scandali ben peggiori. Quello che li tiene svegli la notte è solo come uscire indenni dalla bufera. La strategia è sempre la stessa. Quella delle mele marce da cestinare anche se ad essere marcio è tutto il cesto della vecchia politica e pure da mo’. Lo scandalo dei birbanti del bonus coinvolge migliaia di politici e chissà quanti cittadini benestanti che non ne avevano affatto bisogno. Cadono dal melo, ma la malconcia morale pubblica nostrana la si deve a decenni di malapolitica e malaffare. Decenni in cui al potere è salito il peggio del paese invece che il meglio. I più arrivisti in certa di soldi e popolarità. I più spregiudicati in cerca di affari e impunità. Parassiti, delinquenti, fanatici. Arrivati in cima perché controllavano pacchetti di voti o perché vicino ai potenti di turno o perché in possesso dei soldi per pagarsi il prestigioso giro di giostra oppure semplicemente perché dotati di una lingua biforcuta. Una giungla che dai palazzi romani ha infettato fino all’ultima baita dell’entroterra. Tutti contro tutti. Tutti a scervellarsi per sgraffignare qualche briciola. Una giungla fitta. Di sfiducia verso la politica, di disprezzo verso lo Stato, d’indifferenza verso la collettività, d’insofferenza verso la legalità. Una giungla paradossale. Coi ladri diventati buoni e le guardie cattive. E ad ogni scandalo tutti a sbandierare il garantismo. Con una giustizia manomessa a puntino per permettere a Lorsignori di farla franca. Una giungla fratricida. Con la propaganda a mettere i cittadini gli uni contro gli altri sul nulla in modo che Lorsignori potessero servirsi indisturbati. Faziosità. Botte da orbi. Alla verità. Al buon senso. La tempesta del 4 marzo è stata una reazione a quella giungla. Da allora l’aria sembra un tantino migliorata ma forse solo perché nei palazzi ci sono in giro troppe spie. Per risanare la morale pubblica ci vorranno anni. Lo scandalo dei birbanti del bonus potrebbe essere un’occasione per riaffermare il nuovo corso ma è fondamentale la reazione della politica. Ci vuole il cartellino rosso, non quello giallo. I birbanti del bonus non sono degni di rappresentare le istituzioni e se ne devono tornare a casa loro. Punto e a capo.

Tommaso Merlo