Virginia Raggi si ricandida. Brutta giornata per le mafie capitoline e pure per gli avanzi di partitocrazia. Da quando c’è la Raggi a Roma non si può più delinquere come una volta e orde di tafani poltronistici si aggirano famelici attorno al Campidoglio. Vanno capiti. Erano certi che la Raggi sarebbe durata ben poco sulla poltrona di prima cittadina. Ed invece sta arrivando a fine mandato e punta addirittura al bis. Davvero cocciuta. Non è servito a nulla massacrarla mediaticamente, non è servito a nulla trascinarla in tribunale e i mille sgambetti dentro e fuori i palazzi. Quando fu eletta chiesero alla Raggi chi gliel’avesse fatto fare. Una domanda che ha senso anche oggi, ma la Raggi ha sudato per rimuovere le macerie di Mafia Capitale e adesso che comincia a raccoglierne i frutti non vuole riconsegnare la città a chi l’ha devastata. Una sfida non scontata. Risanare un andazzo mafioso richiede tempo e non rende elettoralmente come sfamare cordate e cricche elargendo soldi pubblici e poltrone a pioggia. Tra i primi a mostrare disappunto per la candidatura della Raggi vi sono i tirannosauri del Pd. Buon segno. Vuol dire che la Raggi non si è venduta nemmeno a loro. Non resta che attendere cosa decideranno gli elettori della fu sinistra. Se affidare la loro città al solito pavone d’alto borgo che si rimette a far chiacchiere e debiti, oppure se vorranno continuare la difficile strada intrapresa dalla Raggi. Quella della legalità, della concretezza, del risanamento, della sobrietà, dei piccoli grandi passi quotidiani. L’unico modo in cui cambiano davvero le cose. Rimboccandosi le maniche. E per come hanno conciato Roma ci vorranno anni prima che raggiunga il livello delle altre capitali europee.  Virginia Raggi è molto di più che un sindaco per il Movimento, è un simbolo. Per l’incredibile vittoria a Roma che anticipò quella nazionale. Per la sua verve da cittadina perbene. Per il modo indegno in cui il vecchio sistema l’ha trattata. Se la Raggi avesse militato in qualsiasi altra forza politica l’avrebbero osannata come degna rappresentante delle istituzioni dopo decenni di degrado ed eroina antimafia. Ed invece rimane una mezza intrusa. Il cambiamento è davvero una sfida durissima soprattutto in paesi martoriati come il nostro in cui la politica è senza onore. La ricandidatura della Raggi è una scossa anche per il Movimento. Finito il lockdown è riaperto più o meno tutto in Italia tranne il cantiere a cinque stelle. Il buonsenso suggerirebbe di rimuovere il limite del secondo mandato per gli amministratori locali. Mentre per i portavoce è tutt’altra storia. Se saltasse il pilastro del secondo mandato dei parlamentari per il Movimento potrebbe crollare tutto. Mentre Crimi sonnecchiava spaparanzato sotto l’ombrellone, Virginia Raggi rompe gli indugi. La strada della sua riconferma è tutta in salita. Oggi come allora la Raggi avrà contro tutto e tutti. La stampa al guinzaglio dei padroni, i vecchi partiti, le orde di tafani poltronistici che svolazzano attorno al Campidoglio. Ma se la Raggi dovesse farcela sarebbe una vittoria ancora più clamorosa della prima. Questo perché sarebbe una vittoria non basata solo sull’esasperazione per il tragico passato, ma anche sul lavoro svolto. Sulle cose fatte, sui comportamenti mantenuti, sullo stile di governo, sulla cultura politica promossa. Se Virginia Raggi si ricandida è perché va fiera dei risultati ottenuti ed ha nel cassetto progetti validi per la sua città. Mafie capitoline e avanzi di partitocrazia non gradiscono ma oggi come allora spetterà ai cittadini romani l’ultima parola.

Tommaso Merlo