Il mondo applaude l’Italia, gli italiani applaudono Conte, ma Salvini ne chiede le dimissioni perché ha “sequestrato gli italiani” ed ha tenuto “atteggiamenti criminali”. Il modo in cui Salvini sta reagendo alla propria crisi politica è la migliore garanzia che la sua parabola si stia avviando verso l’epilogo. Ce lo insegna la vita prima ancora che la politica. Non c’è come perseverare negli errori per scavarsi la fossa da soli. Salvini ha perso oltre dieci punti percentuali. Ormai non tocca palla da mesi e tutte le volte che esterna o lo fa a salve o lancia boomerang. Questo nonostante sieda comodamente all’opposizione e in tempi di crisi nera. Posizione ideale per fare le pulci al governo. Quello di Salvini è un crollo anomalo. Il semplice buon senso suggerirebbe a Salvini di fermarsi a riflettere, di capire cosa non sta funzionando in lui e nella sua politica ed eventualmente correggere il tiro. Semplice buonsenso. Ed invece Salvini insiste cocciutamente sgretolando giorno dopo giorno la sua credibilità e il suo consenso. Un classico della politica italiana e di tutti coloro che siedono su qualche poltrona nel nostro paese. In Italia che dei potenti ammettano errori e cambino rotta, è un evento raro come le eclissi. Come se da noi riconoscere i propri sbagli sia roba da deboli e da perdenti. Per non parlare del “chiedere scusa” o del “passo indietro” visti come sconfitta invece che come segni di forza, onestà e caratura morale. I guai del nostro paese nascono anche da questo egolesionismo. Potenti che si credono infallibili e che incapaci di ammettere i propri fallimenti perseverano fino a quando crolla tutto. La pandemia era un’occasione storica anche per Salvini. Poteva dimostrare il suo profilo da statista, mostrare la sua lungimiranza, la sua bontà di giudizio e il suo amore per la patria superiore al proprio. Se Salvini avesse mantenuto anche solo un minimo di prudenza e senso di responsabilità, oggi la sua condizione politica sarebbe nettamente migliore. Cercare di sfruttare una tragedia come quella pandemica per far propaganda la sta pagando cara. Errori davvero madornali per un aspirante premier, ma comunque sbagliare ci sta. Il problema è perseverare. Ma Salvini è vittima anche di un altro classico della politica italiana e di tutti coloro che siedono su qualche poltrona nel nostro paese. Il farne una questione personale. Salvini detesta Conte e ne ha tutte le ragioni del mondo. Conte gli ha impedito di prendersi i pieni poteri e nell’arena del Senato gli ha fatto fare la fine del toro invece che del torero. Ma Salvini è un politico che rappresenta milioni di persone ed ambisce a governare l’Italia. Un conto è la bega condominiale, un altro la politica nazionale. La politica ridotta a litigio è deleteria per la collettività e si ritorce contro chi la fa. Perché l’astio acceca e confonde facendoti sbagliare. Perché l’astio esaspera la faziosità e l’ottusità ideologica. Perché l’astio riduce la politica a vuota propaganda utile ad aizzare le curve, ma non è coi tifosi che si vincono le elezioni e si governa bene un paese. Ce lo insegna la vita prima ancora che la politica. Mentre il mondo applaude l’Italia e gli italiani applaudono Conte, Salvini ne chiede le dimissioni perché ha “sequestrato gli italiani” ed ha tenuto “atteggiamenti criminali”. Un classico della politica italiana e di tutti coloro che siedono su qualche poltrona nel nostro paese. Incapacità di ammettere i propri sbagli e quindi correggersi e il tutto ridotto ad una grana personale. Già, il modo in cui Salvini sta reagendo alla propria crisi politica è la migliore garanzia che la sua parabola si stia avviando verso l’epilogo.

Tommaso Merlo