Il Movimento riguadagna consensi da quando lo regge l’abbottonato Crimi. Uno spunto in vista dei famigerati stati generali. Certo, il Movimento sta beneficiando dell’effetto Conte e dei successi collezionati ultimamente, ma in molti temevano ripercussioni dopo le dimissioni del capo politico. Ed invece no. A conferma di come paghi stare alla larga da uno dei grandi mali della vita pubblica nostrana, l’egopolitica. E cioè la politica ridotta a rissa tra sovrani e loro cortigiani. Storia casereccia. A destra come a sinistra. La galassia sinistroide si è dannata l’anima per decenni convinta che tutto dipendesse dal Segretario di turno. Divisa tra chi ne chiedeva la testa e chi s’immolava per lui. Con l’unico risultato di sgretolarsi senza riuscire a partorire mezza idea innovativa. Quando poi spuntò un capetto come Renzi che riusciva a “bucare lo schermo” e far risalire sondaggi e poltrone, la galassia sinistroide si è suicidata assecondandolo. Stesso andazzo a destra. Basti pensare alla Lega ridotta a protesi dell’ego di Salvini. Finché il capitone aveva il vento in poppa tutto bene, adesso che in poppa ha improperi e verdura è un bel casino e già spunta Zaia come rimpiazzo. Basti pensare a Berlusconi che sta trascinandosi nell’aldilà quello che rimane del suo partito personale. Personalizzazione perversa e autolesionista. L’egopolitica riduce le forze politiche a viscide corti di qualche sovrano infestate di spifferi e correnti. L’egopolitica riduce i cittadini a tifosi dividendoli in fans club a sostegno di quel sovrano o di quell’altro. Ogni tanto poi spunta qualche nuovo ego all’orizzonte. Qualcuno che ambisce al trono oppure qualche traditore che si mette in proprio con un egopartitino dello zero virgola. Effetti collaterali dell’egopolitica. Mera lotta per il potere. Rissa tra insulsi baronetti. Una marea di tempo ed energie sprecati dietro alle beghe di qualche mediocre ego a scapito della collettività. Per colpa dell’egopolitica l’Italia ha perso decenni rispetto alle democrazie più avanzate. Decenni in balia della classe dirigente peggiore d’occidente. Questo perché l’egopolitica premia i più spregiudicati e gli arrivisti oppure quelli che sanno vendere meglio il fumo oppure quelli che hanno i soldi per comprarsi tutto e tutti. Un uomo come Conte non sarebbe mai emerso senza il 4 marzo. E se oggi è tanto apprezzato è anche perché dopo decenni di deliri egocentrici, l’Italia ha come premier una persona sobria e perbene che interpreta il suo ruolo come servizio. Semplice quanto rivoluzionario per un paese egotossico come il nostro. Una lezione per tutti. Uno spunto in vista dei famigerati stati generali. Il Movimento risale nei sondaggi nonostante sia retto dell’abbottonato Crimi. Merito dell’effetto Conte, merito dei successi ottenuti ultimamente, ma anche della fine di certe dinamiche tossiche attorno al capo politico. Che serva una figura di coordinamento per sbrigare le scartoffie è un conto, ma il Movimento deve la sua ascesa ad un variopinto gruppo di portavoce che ne hanno incarnato le diverse anime. Un gruppo che in nome del “nemico comune” e delle impellenti “cose da fare” ha sempre schifato le rogne intestine. Un gruppo che ha dimostrato coi fatti un punto cruciale in democrazia. La politica incide virtuosamente sulla storia di un paese solo se espressione di una comunità politica autentica. Se espressione delle idee, dei valori e delle istanze di quella comunità. Se invece la politica è espressione delle flatulenze di qualche egoarca, produce solo ingenti danni.

Tommaso Merlo