A Bruxelles si gioca una partita storica. Non solo per i soldi che ci salveranno dal baratro ma anche per il futuro politico continentale. Grazie a Conte l’Italia è in prima linea. Con un governo Salvini non saremmo mai arrivati nemmeno a questo punto. Saremmo isolati o peggio ancora al fianco dei paesi “frugali” o meglio egoisti o meglio nazionalisti. Gli amichetti di Salvini che pur di sabotare la nave europea sarebbero disposti a farci affondare tutti, ognuno sulla sua zattera, al grido di “prima se stessi”. Con un governo Salvini saremmo all’angolo perché il sovranismo rimane il nemico numero uno in Europa e Salvini uno dei suoi esponenti più illustri. Salvini è stato mediaticamente annacquato e addolcito in Italia, ma in Europa lo conoscono per quello che è, un politicante di ultradestra, antieuropeo e con l’aggravante filorussa. Lo hanno visto all’opera per anni. Conoscono bene il suo stacanovismo per non parlare della coerenza. Da indipendentista padano a patriota italiano a tempo scaduto. Con il savoir-faire e le sopraffine qualità diplomatiche di Salvini la pandemia si sarebbe trasformata in un’occasione per arenare il progetto continentale invece che rilanciarlo. Perché politicamente è questo che c’è in ballo oggi. Un Europa che da fastidiosa zavorra si trasforma in un porto salvifico. Un Europa che da problema diventa soluzione. Se si arrivasse ad un soddisfacente compromesso sul Recovery Fund sarebbe un devastante tsunami politico per i sovranisti. Verrebbero spazzati via anni di propaganda che hanno dipinto l’Europa come causa di tutti i mali al solo scopo di perseguire retrogradi fini nazionalisti. Un inganno. L’Europa politica e sociale è ancora tutta da costruire e se negli ultimi anni l’Europa si è rivelata un freddo carrozzone burocratico schiavo di deleterie logiche neoliberiste, questo lo si deve agli stati membri, fautori delle stesse logiche e che ancora detengono saldamente il timone nelle loro mani. Proprio come dimostrano le negoziazioni di queste ore, proprio come ha dimostrato la pandemia. Una tempesta che ci sta ricordando di essere tutti sulla stessa barca e che solo remando nella stessa direzione ci possiamo salvare. Ma l’avaria europea si deve anche a tutte le classi dirigenti continentali che ancora non sono genuinamente europee. Che ancora sono intrise di cultura nazionale e incapaci di virare per davvero. L’Europa politica e sociale si compirà solo quando i popoli europei matureranno la consapevolezza di condividere un destino comune ed eleggeranno rappresentanti capaci di condurli verso un orizzonte continentale. L’era degli stati nazione è finita da tempo. Tutte le sfide che abbiamo di fronte sono globali, da quelle economiche a quelle ambientali, da quelle migratorie a quelle legate alla sicurezza. E chi oggi comanda la scena internazionale ha già una “massa” continentale. Gli Stati Uniti, la Cina. Affinché gli staterelli europei possano ancora avere voce in capitolo e non solo subire scelte altrui, l’unica via è l’Europa. L’unica. La mareggiata pandemica è solo l’ennesima conferma. Se l’Europa risponderà adeguatamente, se si dimostrerà solidale e lungimirante, il processo di unificazione riprenderà a veleggiare mentre i sovranisti affogheranno. Una partita storica che grazie a Conte l’Italia gioca in prima linea. Forza.

Tommaso Merlo