La vicenda autostrade ha fatto traboccare l’impressionante disonestà intellettuale che inquina il dibattito pubblico italiano. È stato detto e scritto tutto e pure il suo contrario. Dal regalo ai Benetton, alla loro crocifissione. Davvero impressionante. Una pandemia di fregnacce ormai fuori controllo. Politicanti, giornalai, tifoserie. Ormai le fregnacce escono con assoluta naturalezza dalla bocca degli onorevoli e sgorgano copiose dalle sopraffine penne dei giornalai. Coi tifosi che si bevono ogni sputacchio e spargono il fregnacciavirus ai quattro venti. Chi in consapevole malafede, chi senza nemmeno rendersene conto di fungere da marionetta untrice d’interessi altrui. La vicenda autostrade ha scatenato una delle infezioni che debilitano la nostra democrazia. Quella del rapporto tra affari e politica, tra interessi privati e quelli pubblici. Ma la pandemia di fregnacce che ne è scaturita ci ricorda che l’Italia è vittima di altre infezioni altrettanto nocive. Come quella tra potentati e informazione. Quella che contrappone gli interessi di magnati di giornali e televisioni col diritto dei cittadini ad una stampa libera e professionale. La storica cacciata dei Benetton è stata ottenuta da una forza politica detestata dal mainstream giornalaio e questo ha scateno pestiferi focolai di fregnacce. Alcuni intenti a minimizzare, altri a mistificare. Il tutto contraddicendosi clamorosamente a vicenda. Da regalo ai Benetton a crocifissione. Colpa di una stampa serva ma anche della paura. Cacciati i signori delle autostrade, temono che un giorno tocchi ai signori di giornali e televisioni levare le tende insieme a tutti i loro anacronistici conflitti d’interesse. Temono che quello dei Benetton sia solo l’antipasto ed hanno ragione a farsela sotto. L’appetito vien mangiando e in una democrazia sana un’informazione libera e professionale non è un vezzo superfluo, ma un diritto sacrosanto che in Italia viene clamorosamente calpestato da troppo tempo. Ma la pandemia di fregnacce sulla vicenda autostrade è stata scatenata anche da un’altra infezione che colpisce il nostro paese. Quella alimentata dal carnevale propagandistico. In un paese sano la Meloni si sarebbe complimentata per la cacciata dei Benetton visto che diceva di essere favorevole. Salvini avrebbe invece espresso il suo disappunto visto che era schierato dalla parte dei Benetton anche se non ha mai avuto il coraggio di ammetterlo. Ma entrambi hanno preferito il solito trucchetto. Sfruttare la faziosità dei tifosi e la complessità degli eventi per sciacallarci sopra. L’accordo industriale coi Benetton è pieno di tecnicismi che come da peggiore tradizione le opposizioni sovraniste hanno sfruttato per manipolare la verità dei fatti a loro favore. Essendo sovranisti e quindi presunti paladini del popolo sovrano, hanno confezionato fregnacce in modo da spacciare la cacciata dei Benetton come un cedimento del governo, come un favore fatto dalla casta governativa ai loro compari della lobby autostradale. Un tradimento elitario a spese dei contribuenti. Già, certo, come no. Nel frattempo i Benetton piagnucolano per la resa mentre i parenti delle vittime del Ponte esprimono soddisfazione. Ormai siamo al ribaltamento schizofrenico della realtà dei fatti, siamo ad una impressionante disonestà intellettuale che inquina il dibattito pubblico. Politicanti, giornalai, tifoserie. Una pandemia di fregnacce fuori controllo

Tommaso Merlo