Crescono le pressioni per piegare il Movimento ad un’alleanza organica col Pd in vista delle regionali. Un’operazione maleodorante. Il Movimento rivendica da sempre il non essere un partito come gli altri e l’essere fuori dai vecchi schieramenti. Una scelta che il Pd non ha mai né capito né accettato. Miopia, cocciutaggine ma anche malafede. Lo si capisce dalla ricandidatura di svariati parrucconi per le regionali tra cui spicca quella di Vincenzo De Luca, quello delle fritture di pesce. Uno degli emblemi più grotteschi del vecchio baraccone partitocratico della fu sinistra nonché nemico acerrimo del Movimento. Il Pd vuole che il Movimento si accodi ai suoi candidati impresentabili per spartirsi qualche poltrona. Tutto qui. Il solito incorreggibile Pd. Un partito nato per cambiare l’Italia che non è mai riuscito a cambiare nemmeno sé stesso. Immobile, in mano agli stessi dinosauri di sempre, incapace di ammettere i propri errori e quindi di evolvere. Stesse facce, stessa politica giurassica. Il Pd ha tradito tutto quello che poteva tradire. La sua ideologia inseguendo le chimere neoliberiste, i suoi elettori facendo macelleria sociale, il suo passato facendosi casta, i suoi valori calpestando perfino la questione morale e riempiendo le patrie galere di propri esponenti. Renzi ha solo esasperato una situazione già compromessa e comunque Renzi non ha fatto tutto da solo. Il Pd lo ha eletto segretario ed ha votato tutte le sue schiforme e chissà quanti renzisti ancora militano nelle file del Pd tenendo un basso profilo solo per convenienza. Il Pd è un baraccone malconcio risuscitato grazie alla paura delle nuove destre. Un baraccone tenuto insieme dal sonnifero zingarettiano e da immeritate poltrone governative. Cosa sia davvero il Pd sta riemergendo in questi giorni con l’operazione maleodorante delle regionali. Candidare Vincenzo De Luca e blaterare di alleanze col Movimento significa che non essendo riusciti a distruggerlo con l’aiuto dei propri amichetti della stampa, il Pd ci prova scendendoci a patti. Prima al governo, poi alle regionali. Con la speranza di fagocitare il Movimento, facendolo compromettere, rovinandogli la reputazione in modo da succhiargli via voti e coronare il sogno di tornare al solito andazzo dopo la tempesta del 4 marzo. Perché se davvero il Pd volesse un alleanza o addirittura quel fantomatico nuovo schieramento dei riformisti, allora dovrebbe dimostrare di aver imparato qualcosa. Il Movimento ha messo sul piatto della politica italiana un diverso modo di far politica. Un modello nuovo e più avanzato, una nuova cultura, chiunque voglia costruire qualcosa col Movimento dovrebbe perlomeno fare lo sforzo di adeguarsi a certi standard. Dovrebbe parlare di cose da fare, di programmi, di idee e possibilmente proporre candidati non compromessi. Dovrebbe fregarsene di baronetti e pacchetti di voti e dei soliti vizietti. Dovrebbe dimostrare di aver capito cosa è successo in Italia negli ultimi decenni e le proprie responsabilità in quel disastro. Dovrebbe dare l’esempio del nuovo paese che vuole costruire. Altrimenti l’alleanza col Movimento è solo per raccattare qualche poltrona. Un’operazione maleodorante. 

Tommaso Merlo