Il duo Salvini e Meloni scende in piazza nel bel mezzo della pandemia. Il 2 di giugno, Festa della Repubblica. Insistono sulla linea dell’irresponsabilità. Il governo non fa in tempo a varare un decreto che loro aizzano le folle senza nemmeno leggerlo. Sciacallaggio preventivo. A tuonare per prima è stata la Meloni seguita a ruota da Salvini. Ormai i due sgomitano apertamente. Si contendono la leadership del sovranismo nostrano. Salvini sta implodendo e la Meloni ne vuole raccogliere i cocci. Del resto Salvini è in crisi nera. Ingrassato come un vitello, con la camicia bianca di renziana memoria e quegli occhiali da impiegato del catasto. Irriconoscibile. Anche nei toni, a furia di tirarla in ballo sembra gli sia apparsa la Madonna, ma per dirgliene quattro. Quanto al repertorio ormai fa venire la nausea anche alla sua curva nord. Il Salvini che tutti conoscevano è quello stampato sul manifesto del 2 giugno, quello con la faccia da duro che incarnava il rabbioso orgoglio patriottico, il sovranismo rampante tutto muscoli e rutti. Non il rammollito di oggi. Vedremo se è solo depressione da quarantena o conversione spirituale. La Meloni è invece sempre la stessa di sempre, ma il grande pubblico sta scoprendo le sue sopraffine qualità man mano che sale nei sondaggi. La sua eleganza anche retorica, il suo savoir-faire, la sua grazia angelica. A giudicare dai manifesti del 2 giugno pare pure una bella gnocca. Volevano farla passare come la meno peggio dei sovranisti, come quella più seria e moderata, poi è scoppiata la pandemia e hanno iniziato a volare pentole e stracci che manco al mercato. Tempi duri per il sovranismo casereccio. Di colpo si è scoperto superfluo e stonato e pur di stare a galla si è incaponito contro Conte apostrofandolo addirittura come un tiranno. Già. Quando Salvini per anni è volato a Mosca a sbaciucchiare le natiche biancastre di Putin. Quando la Meloni correva a Budapest a farsi i selfie con Orban. Uno che si è preso i pieni poteri per davvero e sta manganellando giornalisti ed opposizioni a gogò. Quella di Salvini e della Meloni è solo invidia. Rosicano per non essere al posto di Conte, su quella poltrona, davanti a quelle telecamere col paese che pende dalle loro labbra. Fame di potere. Alla faccia delle sviolinate patriotiche. Non sono riusciti a mettere “prima gli italiani” nemmeno in tempi di pandemia. Il duo Meloni e Salvini ha scommesso fin da Codogno sul fallimento del governo anche se finora gli è andata male. Il governo si è dimostrato all’altezza e i cittadini più responsabili di loro. Con la manifestazione del 2 giugno, Salvini e Meloni inaugurano ufficialmente la loro fase 2, quella che punta allo sfascio economico. In Europa si son schierati contro il MES e si sono astenuti sul Recovery Fund. Quello che vogliono non è un mistero. Vogliono che l’Europa fallisca, che non riesca a reagire lasciando l’Italia sola. Solo così la loro propaganda antieuropea e sovranista non verrà cestinata dai cittadini e potrà ancora garantirgli consensi. Se la crisi economica divamperà, si potrebbe poi arrivare alla caduta di Conte e ad una nuova stagione d’inciuci. Premessa per un loro ritorno sulle poltrone che contano. Con la manifestazione del 2 giugno, il duo Salvini e Meloni mandano anche un messaggio alle lobby che scalpitano dietro le quinte del paese e al loro giornalume al seguito. Si candidano come i leader di domani quando la grande abbuffata potrà finalmente riprendere. È questo il 2 giugno dei sovranisti. Tutti gli altri festeggeranno invece la Repubblica e continueranno a fare responsabilmente la propria parte affinché alla fine vada davvero tutto bene.

Tommaso Merlo

dgine