La pandemia sta mettendo a dura prova il sovranismo. Pericoloso rigurgito del secolo scorso. Washington, Londra. Paesi ostaggio dell’ego di qualche misero sovrano. Forte voglia di liberazione quando la guerra pandemica si placherà. Trump ha raccomandato per settimane l’idrossiclorochina. Ha smesso solo quando i medici hanno scoperto che rende il virus ancora più letale. Poi si è messo a farneticare d’iniezioni di disinfettante e luci ultraviolette. Deliri comici se non fosse che gli Stati Uniti stanno pagando un prezzo drammatico per colpa del suo ego malsano e il mondo intero trema. I sondaggi puniscono Trump. Anche chi l’ha votato comincia a chiedersi come un uomo del genere abbia potuto arrivare alla Casa Bianca. Un classico. Solo quando un regime crolla i cittadini si rendono conto della follia a cui hanno partecipato. Ieri come oggi. La storia che si ripete come farsa. Trump è una bestia ferita. Punta il dito ovunque, sforna nemici immaginari ma le sue parole gli si ritorcono contro. È solo, rinchiuso in un bunker psicotico. Tutt’attorno macerie. Umane e sociali. Altro classico. Paesi ostaggio del destino di qualche misero sovrano. I gerarchi più fedeli di Trump continuano a leccargli i piedi ma con sempre meno convinzione. S’intravedono le prime crepe del regime. Nel suo partito al guinzaglio, tra le sue truppe. Colpa del virus, colpa di quella maledetta realtà che prima o poi si fa sempre viva. Altro classico. La verità dei fatti che spazza via d’incanto ogni propaganda. Ieri come oggi. Neofascismo come sovranismo. Sovranità nazionale come bene supremo, difesa di confini geografici e mentali, odio verso le diversità e le minoranze, la religione piegata alle esigenze di regime, la propaganda che diventa contenuto, il sovrano che incarna l’ideologia. Ieri come oggi. Rigurgiti del secolo scorso che il sovranismo ha confezionato per il cittadino moderno. In forma più light. In salsa social. Un sovrano, dei gerarchi, delle truppe. Conformismo, fedeltà e un nemico per ogni occasione contro cui sfogare il proprio odio e le proprie frustrazioni esistenziali. Cittadini illusi che la propria vita possa migliorare affidandosi a qualche sovrano invece che rimboccandosi le maniche. Cittadini ridotti a tifosi che rinunciano a ragionare con la propria testa e si prestano ad una rissa continua. Da un nemico all’altro. Da una guerra all’altra. Ieri come oggi. Tutti compatti dietro ad un sovrano che al momento buono si rivela un bluff e un farneticante egoista. Tutti compatti. Fino alla disfatta. Fino al giorno della liberazione. Quando i cittadini riscoprono il proprio ruolo. Riscoprono che solo un potere condiviso e bilanciato garantisce decisioni illuminate perché frutto di una coscienza e di una intelligenza collettiva. Riscoprono l’importanza della democrazia come unica garanzia che la politica agisca per il bene comune e non venga inquinata dalle mire di qualche ego meschino. Ieri come oggi. La storia che si ripete in forma di farsa. In attesa della liberazione.

Tommaso Merlo

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