Fino a ieri tutti si lamentavano della propria vita, oggi sono tutti impazienti di ricominciarla. Il solito dondolo. Di certo ci sarà anche chi stava vivendo la vita dei suoi sogni con tempo e soldi per perseguire le proprie passioni, ma l’andazzo della maggioranza sembrava assai diverso. Levatacce al mattino, metro e treni pendolari strapieni, traffico e smog, ore di lavoro insulso e pagate da cani ricattati da contratti capestro. Bollette, stress, noia, senso di vuoto. Felicità ridotta a qualche ora di svago in una corsa forsennata dietro a qualche futile miraggio. Poi uno stramaledetto virus ci costringe in casa e in poche settimane la vitaccia che eravamo costretti a subire ci appare idilliaca e non vediamo l’ora di ricominciarla. È il dondolo. Se siamo qua vorremmo essere là. Se siamo là vorremmo essere qua. Quando torneremo alla triste normalità in molti ripenseranno alla quarantena con nostalgia e magari pure con rammarico per non aver approfittato dell’occasione per cambiare rotta nella propria vita. Dondoliamo tra passato e futuro. Senza riuscire ad apprezzare il presente che è l’unica realtà che esiste davvero, che è l’unica realtà su cui possiamo incidere. Col nostro cuore, con le nostre mani. Nel passato viviamo di ricordi spesso mitizzati che diventano la nostra identità o di traumi che diventano scuse per i propri fallimenti e di storie su cui rimuginiamo all’infinito sperando di estrapolarne senso. Nel futuro viviamo di obiettivi spesso inculcati da altri, di bisogni e desideri presunti, di ambizioni che poi alla fine non bastano mai perché dopo una vetta ce n’è sempre un’altra da conquistare. Dondoliamo tra passato e futuro senza riuscire ad apprezza quello che ci succede attorno. Adesso. In questa stanza, in questa casa, in questo paese, in questo mondo, in questa era storica. Il presente lo diamo per scontato oppure lo viviamo come un fastidioso contrattempo verso mete future. Poi però quando raggiungiamo quelle mete, quando quel futuro diventa presente, non siamo capaci di godercelo perché goderci il presente non è qualcosa che siamo capaci di fare. E così ricominciamo a farneticare di altre mete e poi altre ancora. Proiettandoci in un perenne altrove, in un perenne domani, in un perenne “di più”. Un dondolo che ci costringe a correre senza goderci il viaggio. Ma il bello sta nel viaggio. Non nell’arrivare da qualche parte. Il bello sta nel tendere, nel creare, nel mentre. Il bello sta nel presente che è l’unica realtà che esiste davvero e sulla quale possiamo incidere. Col nostro cuore, con le nostre mani. La pandemia ci ha rinchiuso dentro quattro mura, in molti scalpitano per ripartire intossicandosi di passato e di futuro davanti a qualche schermo. Ma la vita di ieri non era affatto idilliaca per gran parte delle persone. Quanto alla vita di domani dipenderà dalle scelte che si fanno oggi. Altrimenti si finirà per dondolare e tornata la normalità in molti ripenseranno alla quarantena con nostalgia e magari pure con rammarico per non aver approfittato dell’occasione per cambiare la rotta della propria vita.

Tommaso Merlo

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