Gli industriali vogliono riaprire le fabbriche in fretta e furia. Apritori coi polmoni degli altri. Già, perché quando riusciranno a riaprire saranno gli operai a rischiare d’infettarsi, non certo i padroni che resteranno al sicuro nelle loro ville. E tanto meno qualche impenitente ciarlatano giornalistico che vagheggia di piani di riapertura e snocciola date a casaccio. Ipocriti ed incoscienti. Mentre milioni di cittadini sono tappati in casa da settimane e cominciano a dare segni d’impazienza, loro buttano benzina sul fuoco del malcontento generando aspettative. Giornalai al servizio delle lobby industriali a cui devono vitto e alloggio e scopo della vita. Ma checché ne dicano sti apritori coi polmoni degli altri, in gioco c’è la salute e quindi la vita dei cittadini. E la vita di un operaio vale come quella di un padrone. E la vita di un povero cristo vale come quella di un ricco. Fin dal primo focolaio il governo ha seguito le indicazioni della scienza. Un metodo che sta dando i suoi frutti e vanificare tutto per l’avidità di qualche industriale e dei loro sguatteri dei giornali, sarebbe davvero una follia. Alcuni lavoratori essenziali non hanno potuto nemmeno fermarsi per garantirci di tirare avanti. Altri lavoratori hanno perso addirittura la vita per salvare la nostra. Il tutto mentre milioni di cittadini han stravolto le proprie esistenze per senso di responsabilità. Persone in carne ed ossa che meritano rispetto. Eppure sti apritori coi polmoni degli altri vorrebbero mandare tutto all’aria per riprendere ad ingozzarsi di soldi e di potere e di vanità. Se fosse stato per loro non avrebbero neanche chiuso le loro fabbriche e chissà quanti morti in più avrebbe causato la loro miopia e il loro egoismo. Una fretta a riaprire davvero agghiacciante e che potrebbe celare paure più profonde. Paura che gli strascichi della pandemia si prolunghino al punto da cambiare le regole di un gioco in cui Lorsignori hanno sempre sguazzato. Paura che la pandemia cambi il modo di pensare dei cittadini e quindi lo scenario politico e quindi il mercato. Paura che la politica si ribelli ai loro ricatti promuovendo un diverso modello di sviluppo. Paura di una politica che non guarda più solo ai grafici e al Pil ma che persegua una qualità della vita più veritiera ed autentica. Paura che i lavoratori non accettino più di essere trattati come qualunque materia prima. Paura che la giustizia sociale e la distribuzione della ricchezza torni di moda. Paura che i consumatori la smettano di comprare prodotti inutili e superflui e inquinanti magari da industrie complici della distruzione del pianeta. Tutti cambiamenti che terrorizzano gli apritori coi polmoni degli altri. Per adesso hanno sguinzagliato i loro giornali, vedremo se riusciranno a comprarsi anche fette di governo e magari pura la scienza pur di riuscire nel loro intento. Quello di tornare al business as usual. Il prima possibile. E a qualunque costo.

Tommaso Merlo

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