Il virus ha sorpreso anche i cervelloni del Pentagono. Si è infiltrato nei sottomarini e nelle portaerei e l’esercito più potente del mondo rischia una disastrosa ritirata. Sembra una barzelletta ma gli equilibri del pianeta si reggono ancora su chi ce l’ha più lungo. La lunghezza si misura in soldi e quindi in armi. Quando il virus ha cominciato ad uccidere i suoi uomini, Brett Crozier, il comandante della portaerei nucleare Theodore Roosevelt si è prontamente messo al telefono coi suoi superiori in madre patria. Si aspettava un contrordine immediato ma abortire una missione strategica nel Pacifico si è rivelato più complicato del previsto. Si sa, sullo scacchiere militare ogni mossa va ponderata. Soprattutto a due passi dalla Cina e dalla Corea del Nord. Gentaglia a cui potrebbe venire in mente di avercelo lungo abbastanza. Brett Crozier ci ha dormito sopra un paio di giorni mentre il virus scorrazzava tra le cuccette della sua nave, poi ha deciso che ne aveva abbastanza di chiacchiere politiche e ha fatto di testa propria mettendo in salvo i suoi uomini. Il perché lo ha spiegato in una lettera che ha fatto il giro del mondo. Se erano in guerra se ne sarebbero fregato del virus e avrebbe combattuto come nulla fosse – ha spiegato il capitano – ma vivendo in tempi di pace non gli sembrava sensato che i suoi uomini morissero come topi. Un punto di vista comprensibile. Lui e i suoi uomini sono stati addestrati a combattere nemici in carne ed ossa, ad uccidere altri esseri umani, a radere al suolo città, a piegare paesi nemici. Non a fronteggiare uno stramaledetto virus senza volto. Lui e i suoi uomini sono stati addestrati a morire per difendere la patria con svolazzamenti ideali annessi e connessi. Non per morire senza nemmeno uno straccio di un perché. Il capitano Crozier ha ormeggiato la portaerei al porto di Da Nang in Vietnam e ha fatto sbarcare di corsa il suo equipaggio. Quando è stato il suo turno di scendere a terra, i suoi uomini lo hanno osannato come un eroe anche perché nel frattempo il capitano Crozier ha pagato la sua umanità con un bel licenziamento in tronco. A Washington non hanno gradito affatto il clamore scatenato dalla sua lettera. I vertici dell’esercito statunitense si aspettavano maggiore riservatezza e prudenza. La situazione è inedita e delicata del resto. Non si era mai vista una mega portaerei nucleare con parcheggiati sopra file di super cacciabombardieri e farcita di missili dover arretrare miseramente davanti ad un nemico che non ha sparato nemmeno un petardo. Uno smacco difficile da digerire. I cervelloni del Pentagono sono molto preoccupati. Pensavano di aver immaginato ogni possibile scenario bellico e nemico. Erano riusciti a trasformare il mondo in un gigantesco videogioco di guerra. Con droni pronti a colpire ogni angolo del pianeta con qualche colpo di joystick. Poi sbuca quello stramaledetto virus che li costringe alla resa senza sparare neanche un petardo. Poi sbuca quello stramaledetto virus senza volto che mentre loro sono in giro per il mondo a giocare a chi ce l’ha più lungo, li colpisce a casa loro facendo una carneficina superiore a tutte le guerre che hanno combattuto negli ultimi decenni. Poi sbuca quello stramaledetto virus senza un perché e fa apparire sottomarini e portaerei nucleari un mastodontico spreco di soldi e di risorse mentre a casa loro si muore e si finisce alla fame perché non viene speso neanche un dollaro nello stato sociale. Al Pentagono sono preoccupati, la ritirata del capitano Crozier potrebbe essere solo l’inizio di una disfatta.

Tommaso Merlo

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