Se la pandemia cambierà le persone, allora il mondo cambierà. Altrimenti tutto tornerà come prima. Miliardi di persone sono state costrette a rallentare i ritmi, ad abbassare il volume, ad allentare la presa da qualche miraggio. Una pausa brusca di una corsa forsennata e che si pensava inarrestabile. Un’opportunità epocale di cambiamento. Una bomba atomica. Se miliardi di cittadini levassero il naso da qualche schermo e si guardassero invece dentro, potrebbe cambiare il mondo. Ed è proprio quello che temono regimi e potentati economici e classi dirigenti e tutti coloro che nel mondo procedente alla pandemia hanno prosperato e hanno quindi fretta che si torni alla normalità. Hanno fretta che i cittadini tornino a farsi sfruttare in qualche fabbrica o negozio per due soldi, hanno fretta che tornino a produrre e consumare, hanno fretta che tornino a pagare bollette, a distrarsi con qualche futilità, ad illudersi che quel politicante o quel partito siano la risposta ai loro problemi. Hanno fretta che miliardi di persone tornino a dividersi e competere e ad abboccare a paure create ad arte. Hanno fretta che le persone tornino a stare al gioco del turbocapitalismo e a tollerarne le devastanti contraddizioni. Disuguaglianza, ingiustizia, egolatria, guerre, distruzione del pianeta. Trascurabili effetti collaterali. Hanno fretta che le persone tornino a scappare da se stesse rifugiandosi in qualche droga. Che sia il lavoro, la roba, il proprio ego, qualche sostanza. Non importa, purché ubbidiscano, purchè abbassino la testa. Hanno fretta che le persone tornino ad autoconvincersi che non vi siano alternative migliori a questo modello di vita e di società. Solo così nulla cambierà dopo questa maledetta pandemia. Ma devono fare in fretta. Più le persone trascorrono tempo distese sul divano o addirittura guardandosi allo specchio, più la pandemia potrebbe scuotere i loro animi atrofizzati e spingerli a porsi certe pericolosissime domande. Su se stessi, sulla propria vita e su quel triste Lunapark. Su tutto quel vuoto che cela dietro alle sue luci sfavillanti, su tutto quel dolore, su tutta quella violenza, su tutta quell’ingiustizia. Davvero una bomba atomica se miliardi di persone in tutto il mondo si convincessero di essere molto di più che somari da lavoro o pecore da shopping o tifosi di qualche cialtrone. Davvero una bomba atomica se miliardi di persone la smettessero di abboccare ai luoghi comuni che gli inculcano in testa fin da bambini e riscoprissero la propria unicità. Potrebbero smascherare le paure e le ipocrisie con cui il sistema li tiene a cuccia. Potrebbero smetterla di farsi usare dal mercato e dalla politica e riscoprire il gusto della libertà. Potrebbero convincersi che alternative ve ne sono eccome e vanno solo cercate. Potrebbero decidere di cambiare vita. Nelle piccole cose come nelle grandi. Idee, comportamenti, stili di vita, obiettivi. Potrebbero addirittura capire che il cambiamento di questo mondo dipende da loro e decidere di rimboccarsi le maniche per realizzarlo. Una bomba atomica.

Tommaso Merlo

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