Infermiere di New York indossano dei sacchi della spazzatura per proteggersi dal virus, nelle stesse ore in cui gli Stati Uniti superano la Cina come numero di contagi. Altre infermiere indossano invece la cuffia della doccia in corsia mentre il virus si appresta a mietere più vittime statunitensi di ogni attacco terroristico o scenario di guerra degli ultimi decenni. Scene da brividi mentre l’esercito più potente del mondo è schierato negli scenari strategici del globo. Con soldati equipaggiati all’inverosimile, dentro mega portaerei, con parcheggiati sopra super cacciabombardieri, dentro mega basi militari tra file di missili terra aria e carrarmati. Un’immensa potenza di fuoco. Un’immensa potenza distruttiva. Del tutto inutile. Quel nemico microscopico li sta colpendo alle spalle, devastando il loro paese, senza sparare un colpo. Uno smacco epocale. L’impennata impressionante di casi registrata negli Stati Uniti è dovuta al fatto che solo adesso stanno cominciando a fare i test per davvero. Han perso settimane dietro alle follie egoarchiche di Trump. La stampa a stelle e strisce attacca imbestialita, ma come durante ogni guerra i sondaggi premiano il presidente. Almeno per ora. La speranza è che quando il virus comincerà a mietere vittime anche tra i repubblicani, le curve dei tifosi trumpiani si daranno una calmata e gli Stati Uniti potranno disintossicarsi dalla droga propagandistica che gli ha iniettato Trump. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato gli Stati Uniti nuovo “epicentro mondiale” dell’epidemia. Il focolaio principale è New York ma il virus ormai imperversa fino alla West Coast. La Guardia Nazionale sta piazzando ospedali da campo in fretta e furia mentre il personale medico combatte in trincea. Mancano letti, mancano mascherine e respiratori. Manca tutto e gli Stati Uniti avevano giorni e giorni di anticipo per prepararsi. Si preannuncia una disfatta dalle conseguenze imprevedibili. I miliardi di dollari piovuti da Washington sembrano un estremo tentativo per comprare la pace sociale e la stabilità. Il rischio è quello di rivolte di massa. Per questo Trump ha paura e vuole riaprire. A rischio c’è la tenuta del modello americano tutto mercato e niente stato. Non solo la sua rielezione. Il tutto mentre l’esercito più potente del mondo è schierato negli scenari strategici del pianeta. Armato fino ai denti. Portaerei, cacciabombardieri, missili. Una immensa potenza di fuoco con alle spalle decenni di guerre sanguinarie che hanno avuto il solo risultato di rendere il mondo più ingiusto ed insicuro. Una immensa potenza distruttiva che non ha risolto nessun problema ma in compenso ne ha creati di nuovi ed ha aggravato quelli preesistenti. Una pazzia. Di cui siamo complici. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha lanciato un appello per “un cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo”. Ha dichiarato che “è tempo di bloccare i conflitti armati e concentrarsi sulla vera lotta per le nostre vite”. Ovviamente nessuno lo ha cagato di striscio. Qualcuno si sarà fatto pure una risata dalle parti del Pentagono. L’esercito più potente del mondo rimane schierato, mentre il virus li colpisce alle spalle, mentre negli ospedali di New York le infermiere indossano sacchi della spazzatura e cuffie della doccia per lottare contro la pandemia. Almeno per ora.

Tommaso Merlo

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