Che vinto il coronavirus cambi tutto, è più una speranza che altro. Ai potenti e ai ricchi che cambi qualcosa non conviene e scalpitano per tornare alla normalità. Perché cambi qualcosa si devono rimboccare le maniche i cittadini. Altrimenti la crisi del coronavirus si rivelerà giusto una pausa prima che il mondo riprenda il suo solito tram tram. I segnali sono allarmanti. Trump vuole che gli Stati Uniti “tornino al lavoro” per Pasqua. Lo stesso vale per i sovranisti sparsi per il mondo. Vogliono riprendersi la scena, vogliono incassare il consenso prima che evapori. Altro che cambiamento. Altro che dopoguerra. L’analogia tra l’emergenza virus e il secondo conflitto mondiale, regge solo fino ad un certo punto. Sconfitte le follie nazifasciste, nel dopoguerra la storia fu scritta dai vincitori. Vinto il coronavirus, sulla scena rimarranno invece tutti i protagonisti della vita politica precedente, con tutte le loro differenze e legittime ambizioni. Si continua a litigare in tempo di guerra, figurarsi dopo. Già adesso, i cosiddetti sovranisti e riformisti interpretano la “guerra” in modo opposto. I sovranisti vedono nella pandemia una conferma che bisogna blindarsi dentro i propri confini nazionali e stoppare la globalizzazione. I riformisti vedono invece nel virus una conferma che le nazioni sono superate perché incapaci di fronteggiare problemi sempre più globali. E come dargli torto. Tutti le grandi problematiche degli ultimi anni sono globali. La crisi climatica e dell’inquinamento, le crisi economico-finanziarie, l’immigrazione clandestina di massa, il terrorismo e adesso pure la pandemia. Tutti problemi globali contro cui gli staterelli nazionali da soli non possono nulla se non nascondere la testa sotto alla sabbia sperando che passi. Se sono globali i problemi che ci affliggono, lo devono anche essere le soluzioni. Il passaggio dalle nazioni ai continenti e la nascita di una Repubblica europea sono quindi passaggi storici non più rinviabili. A seguito del secondo conflitto mondiale, poi, era scontato in che direzione si dovesse proseguire. Paesi come l’Italia dovevano abbandonare un regime totalitario e liberticida per sposare la democrazia liberale. Oggi non è così evidente in che direzione procedere. Si è d’accordo apparentemente sullo schema di fondo, ma due sono le ricette principali sul piatto. I sovranisti prediligono abboccare ad un uomo forte che rispolveri la retorica patriottica e tranquillizzi le loro insicurezze proteggendoli da un mondo ostile che minaccia identità e tradizioni. I riformisti auspicano una democrazia sempre più aperta e partecipata che gestisca i cambiamenti globali invece di rifiutarli e che assecondi il progresso anche culturale in corso. Divergenze che se sopravviveranno al virus ostacoleranno il cambiamento. L’unica speranza è che questo profondo trauma collettivo, aiuti le persone a buttar via i paraocchi sovranisti e maturare nuove consapevolezze. Ma se così non avverrà, ci si accontenterà magari d’investire di più in prevenzione alle pandemie e in sanità pubblica, altro che dopoguerra. Di sicuro dipenderà tutto dai cittadini, non certo dai ricchi e dai potenti e di tutti coloro che hanno interesse a che nulla cambi. Se i cittadini non coglieranno questa storica opportunità, la crisi del coronavirus si rivelerà ben presto una pausa e il mondo riprenderà il suo solito tram tram.

Tommaso Merlo

Coronavirus Italian Parliament