Sono saltati fuori i soldi. L’Europa dà segni di vita e l’Italia si riscopre parte di una comunità continentale pronta a salvarla. Ci è voluta un’altra “guerra mondiale” per smuovere l’anima europea, ma alla fine si è smossa ed è questo che conta. Ora si tratta di cogliere questa opportunità epocale per sviluppare finalmente un’immunità di gregge perlomeno continentale. Il mondo si è fatto incredibilmente sorprendere dal virus. Da Wuhan fino a Washington. Ritardi ed incertezze politiche, carenze sanitarie e di prevenzione, ogni staterello a fare di testa propria come se quel dannato virus si fermasse a qualche dogana e mostrasse il passaporto. Che potesse scoppiare l’ennesima pandemia era dato per scontato dalla scienza. Si aspettava solo di sapere il quando e il dove e le caratteristiche del nuovo virus. Eppure, incredibilmente, nel giro di pochi giorni il coronavirus ha infettato il pianeta e procede indisturbato mietendo vite umane. Come se il mondo avesse cose più importanti a cui pensare. Quello povero a sopravvivere, quello ricco ad autodistruggersi. Producendo armamenti sempre più distruttivi, producendo lusso e miliardi di tonnellate di plastica inutile, dividendosi dietro ai soliti egoismi cavalcati da qualche cialtrone politico, fregandosene e correndo dietro a qualche futile miraggio. Manipolati, comprati, distratti, divisi e quindi deboli. Ma oggi conta uscirne. Al più presto. E vivi. Poi bisognerà fare in modo che questa tragedia non si ripeta più. Scoperto un nuovo virus, il mondo deve reagire deciso e compatto. Deve sapere già cosa fare, e farlo senza sprecare un secondo. Altro che procedere  a tastoni tra improvvisazioni e protagonismi. Che questa “immunità di gregge” si sviluppi a livello globale è forse prematuro, ma non certo a livello europeo. In questi giorni di paura e smarrimento, nessuno si è filato la Von der Leyen. Ma certe parole non si erano mai sentite da Bruxelles. Ci voleva una donna per ridare un volto umano all’Europa. Dopo “il siamo tutti italiani” in un discorso accorato nella nostra lingua, la Von der Leyen ha dichiarato che l’Italia “è un esempio meraviglioso per il resto d’Europa”. Poi sono arrivati fatti, poi son saltati fuori i soldi. Tanti soldi e son saltati invece in aria scellerati patti contabili che da anni ci tenevano imbrigliati. Tutto impensabile fino a qualche settimana fa. Subito sono partiti i malpancismi degli europeisti solo a chiacchiere e i pettegolezzi in malafede dei sovranisti de noialtri. Hanno paura, questa ennesima grana globale rischia di ridicolizzare ulteriormente i loro retrogradi deliri nazionalisti. Ma quello che s’intravede da Bruxelles, potrebbe essere una nuova fase storica, come quella a seguito del secondo conflitto mondiale. Una fase costruttiva e di rilancio del progetto europeo. Una fase che lasci alle spalle anni di screzi, rivalità ma anche di politiche sballate che hanno esasperato la crisi pompando ingiustizia ed intossicando la società europea di rabbia. Una fase che smorzi per sempre il vento sovranista ed apra ad un nuovo modello democratico lungimirante e dal volto umano. Atterrata la pandemia in Europa si è scatenata la caccia all’untore e la comica chiusura delle frontiere. Barzellette nazionalistiche. Nelle capitali è pieno di politicanti che di potere ne vogliono sempre di più, altro che cederlo ad una repubblica continentale. Ma la drammaticità della pandemia potrebbe scatenare una reazione politica più potente di ogni egoismo e miopia. I primi segnali sono incoraggianti e vanno colti. Le parole genuine della Von der Leyen, le vagonate di soldi che salveranno l’Italia dal baratro e la necessità non più rinviabile di sviluppare una immunità di gregge perlomeno europea

Tommaso Merlo

social-ok