Trump sapeva del virus ma non ha mosso un dito per settimane. Non voleva arrestare la sua corsa elettorale verso il secondo mandato. Non voleva danneggiare i suoi amichetti di Wall Street. E così nel paese più ricco e potente del mondo si prefigura una ecatombe. Governi locali e società civile stanno correndo ai ripari. I contagi schizzano alle stelle e gli ospedali sono presi d’assalto. Manca tutto. e invece di unirsi compatti dietro al loro presidente come la prassi patriottica vorrebbe, echeggia l’urlo di un colossale fuck off per il presidente. La reazione di Trump allo scoppio della pandemia resterà nella storia statunitense e di certo segna la fine della sua burrascosa carriera politica. Ma c’è di più. Oltre a sbarazzarsi di quel palazzinaro che hanno scelto come presidente, gli statunitensi potrebbero disintossicarsi del sovranismo che è galoppato anche a quelle latitudini. Una becera campagna elettorale permanente tutta rutti e peti. Davvero un disastro. Esploso il coronavirus, Trump ha negato e raccontato balle. Poi si è scagliato contro i soliti nemici immaginari. Poi ha ceduto di colpo. Come Wall Street. Ma quando finalmente si è messo a fare il suo lavoro, invece di dimostrarsi il grande leader che crede di essere, ha cominciato a collezionare gaffe ed errori e ad ogni conferenza stampa cresce il numero di persone che gli ride in faccia e lo manda caldamente a prenderselo in quel posto. Una crisi di leadership davvero drammatica e soprattutto preoccupante visto che da quelle parti tutto ruota attorno al Comandante in Capo. La figura di Trump reggeva grazie all’andamento taurino dell’economia, peccato che il coronavirus ha azzerato nel giro di due giorni la ricchezza accumulata sotto la sua amministrazione. La figura di Trump reggeva grazie al suo lucrare sulle divisioni e sulle paure della società americana, peccato che la pandemia sta unendo gli statunitensi come non mai. Perché la salute e la vita vengono prima di tutto. Anche della politica. And fuck Trump che per disperazione si è messo perfino a chiamare il corona, “virus cinese”. Un penoso tentativo di ricompattare le truppe sovraniste. Too late. La catastrofe è alle porte. Servirebbe una persona seria e capace come presidente. Non Trump, non un riccone che sul divano si rompeva i coglioni ed ha deciso d’investire in politica per portare a spasso il suo pestifero ego. Una mega puntata al casinò. Vincente per lui. Perdente per il suo paese e il resto del mondo. Double fuck. Il coronavirus impazza in un paese privo di sanità pubblica e con decine di milioni di poveri. Governi locali e società civile stanno correndo ai ripari. Mettendo in piedi ospedali da campo, reperendo materiale sanitario e c’è già chi distribuisce pasti caldi per evitare che a qualcuno venga in mente d’impugnare una pistola per riempirsi lo stomaco. La stampa a stelle e strisce riporta che il test di un nuovo missile ipersonico è stato concluso con successo in queste ore. Nel frattempo il test per milioni di poveri cristi ancora arranca. Parte il lockdown. Niente freedom per un po’. Tutti davanti a qualche schermo a covare disgusto verso un presidente controverso fin dal suo insediamento ma che oggi sta addirittura mettendo a rischio la vita dei suoi concittadini. Nessuno sembra capacitarsi come un personaggio del genere sia potuto arrivare alla Casa Bianca. E’ il sovranismo baby. Ma non c’è tempo di guardarsi indietro. Trump verrà cestinato nelle urne. Oggi c’è una catastrofe da fronteggiare. Gli Stati Uniti possono e devono farcela anche questa volta. Nonostante tutto. Nonostante Trump. And fuck him.

Tommaso Merlo

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