Quando usciremo da questa tempesta pandemica dovrà tornare di moda la giustizia sociale. A combattere in trincea oggi ci sono medici e infermieri con uno stipendio da fame. Non ci sono i benestanti, le caste o tutti gli idoli che questa società ricopre d’oro e di gloria. Medici ad infermieri e operai che facendo semplicemente il loro lavoro diventano eroi e ci ricordano l’indecente ingiustizia su cui si regge questo mondo. L’uguaglianza totale è un’utopia che ha fatto danni devastanti nella storia dell’umanità. Che vi siano persone che per i loro talenti e successi guadagnino più di altri è perfino giusto. Quello che è intollerabile è la sproporzione indegna tra ricchi e persone comuni. Il signor Amazon da solo è più ricco di intere nazioni. Ma anche stando a casa nostra. Calciatori che corrono dietro ad un pallone in mutande idolatrati come eroi mitologici e sommersi da immense fortune. Presunti cantanti che starnazzano scemenze innalzati a nuovi messia e ricoperti d’oro così come greggi di mediocri che blaterano nullità davanti a qualche telecamera. Ma anche manager e imprenditori osannati come degli dei che rispetto ai propri dipendenti guadagnano cifre folli. E magari hanno pure sguazzato nel torbido per arrivare in cima alla piramide predatoria. Un’ingiustizia sociale che ha assunto proporzioni inaudite e che questa tempesta pandemica fa riemergere in tutta la sua gravità. Negli Stati Uniti c’è addirittura chi teorizza debba essere la carità dei ricchi a dover sostituire lo stato sociale. Che spetti cioè ai più facoltosi coprire le lacune del “mercato” e garantire una più equa distribuzione della ricchezza. Una pazzia. Tutti in coda fuori dalla reggia di signor Amazon col cappello in mano. Poche ore dopo lo scoppio della pandemia, negli Stati Uniti milioni di persone sono rimaste senza i loro lavoretti precari e senza contanti con cui riempirsi lo stomaco. In poche ore. Trump ha dovuto correre ai ripari gettando sacchi di dollari fuori dalle finestre della Casa Bianca. Elemosina di stato. Con la coscienza sporca. Hanno paura di rivolte di massa mentre fino a ieri se ne fregavano e quei poveri cristi esistevano solo come consumatori, come contribuenti, come elettori e ovviamente quando c’era qualcuno da mandare al fronte. Perché funziona così. Anche in Europa. Quando scoppia la guerra ad andare in trincea sono i poveri cristi che tirano avanti a pochi euro al mese, medici e infermieri e operai e non certo i ricchi ed i potenti che al massimo mandano un mega bonifico se sono di luna buona. Ma la giustizia sociale non è solo una sacrosanta questione di principio. Ha pure delle ragioni pratiche. La sua assenza ostacola l’evoluzione di una società. Mentre una cricca di privilegiati sguazza nello spreco, una marea di persone talentuose sono costrette a rinunciare ai propri progetti per mancanza di risorse. Sono costrette ad arrendersi o scappare accantonando idee ed energie che sono la vera linfa del progresso. O magari finiscono schiavi di qualche industria che sfrutta i poveri cristi  per produrre beni di lusso utili solo soddisfare le meschine voglie di qualche manciata di privilegiati. Becere vanità. Un epocale spreco di vite e di risorse. Una pazzia. Da cui rinsavire. Quando usciremo da questa tempesta pandemica dovremo rincominciare ad onorare i veri eroi. Quando usciremo da questa tempesta pandemica dovrà tornare di moda la giustizia sociale. Una distribuzione più equa e intelligente della ricchezza e uno stato sociale che torni ad essere il pilastro del paese. Perché è dalla giustizia sociale che dipende il benessere della nostra società e quindi della nostra vita.

Tommaso Merlo

1583584717333.jpg--piazza_pulita_dentro_il_reparto_di_terapia_intensiva__la_verita_choc_sul_coronavirus