Dietro al virus ci potrebbe essere un esperimento di laboratorio andato a male. Forse escogitato da chi voleva stroncare la rediviva Cina ed ha sottovalutato l’elevata contagiosità del COVID-19. E cioè saremmo passati dalla guerra cibernetica a quella virologica. Chi dà fastidio al manovratore viene infettato anche se le armi sviluppate finora sono ancora grezze. Oppure dietro al coronavirus ci sono le lobby finanziarie globali che grazie al mega panico borsistico scatenato dalla pandemia (che conoscevano in anticipo) han guadagnato ricchezze inimmaginabili. Se fosse così, allora vaccino e cure sono già pronte da mo’. Stanno solo aspettando il momento giusto per tirarle fuori e lanciare una produzione globale che si preannuncia tra le più redditizie della storia. Hanno già apparecchiato per quando le borse riprenderanno a razzo. Un piano ben congeniato. Il virus sarebbe stato progettato apposta per colpire solo la popolazione molto anziana e con malattie pregresse. Fette di popolazione considerate superflue se non addirittura un fardello costoso la cui scomparsa alla fine permetterà al mondo ricco di ripartire come nulla fosse. Un piano diabolico. Per mano di un cocktail perverso d’industrie farmaceutiche e chimiche, finanza e politica deviata. La componente politica del complotto avrebbe anche l’interesse a ristabilire un ordine mondiale più controllabile grazie alla paura. Con popoli terrorizzati che si rinchiudono dietro a qualche filo spinato e con il conseguente sfaldamento di fastidiosi processi di unificazione continentale come quello europeo. La pandemia potrebbe anche avere effetti benefici nel rallentare le migrazioni di massa che stanno attraversando tutto il pianeta. Il coronavirus sarebbe cioè un estremo tentativo per arginare mutamenti politici e sociali indigesti a chi comanda davvero. Potentati senza volto, segrete stanze dei bottoni, uomini malvagi e avidi. Già. Chissà. Oppure dietro al coronavirus non ci sarebbe qualche uomo. Ma Dio. Un Dio severo che si è stancato dell’andazzo dell’umanità e la vuole punire. Un Dio che si è stancato di un uomo sempre più egoista e miope che non la smette di produrre armi e di uccidersi a vicenda per vani sogni di gloria. Un uomo che invece di godersi la vita si danna l’anima per prevalere, per accumulare sempre di più e che ha ridotto il pianeta ad un monumento universale all’ingiustizia. Con una manciata di privilegiati che sguazzano in un lussuoso vuoto mentre miliardi di persone strisciano nella miseria. Chissà. Chissà. Oppure dietro al coronavirus c’è un Dio benevolo che vuole solo mandare un segnale all’umanità. Salvando i bambini e sacrificando chi già è all’epilogo della propria vita e prevalentemente uomini, in media più nocivi. Un Dio che vuole che milioni di persone si fermino a riflettere. Su se stessi, sulla propria vita. Tra quattro mura. Davanti ad uno specchio. Sentendosi ancora fragili ed impotenti. Togliendosi le maschere dalla faccia. Togliendosi malsane idee dalla testa. Chissà. Oppure Dio non esiste e il coronavirus è un fenomeno naturale che si sta ripetendo per l’ennesima volta nella storia dell’umanità. Un fenomeno che ha perfino una sua logica e perfino salutare. Ridimensionare una popolazione mondiale troppo numerosa e allo stesso tempo rafforzare chi avrà il privilegio di sopravvivere. Con conoscenze ed anticorpi sempre più evoluti. Chissà. Il virus potrebbe essere anche una sorta di meccanismo di autodifesa del pianeta. Per arrestare quella specie umana che sta decimando tutte le altre, il predatore dei predatori che sta avvelenando l’aria e i mari e il suolo, che sta sfruttano fino al limite le risorse naturali per produrre robaccia utile solo ad intrattenere il proprio meschino ego. Un’autodistruzione e un inquinamento planetario che rispecchia quello delle anime. Già. Chissà. Oppure Dio è dentro di noi. Oppure Dio siamo noi. Tutti noi. E dietro a questo virus ci siamo noi in quanto artefici di tutto ciò che ci circonda. Nel bene e nel male. Chissà. Ma comunque la si pensi, al di là di quello che c’è dietro a questo virus, conta quello che c’è davanti. Un’opportunità epocale per porsi certe domande e cambiare radicalmente rotta. Fino a che siamo in tempo.

Tommaso Merlo

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