Trump ha dovuto abbassare la cresta, finally. E si prepara ad un lockdown che si preannuncia cinematografico. L’ego infantile del presidente ha fatto perdere giorni e giorni agli americani, per fortuna l’oceano ha rallentato l’avanzata del virus. Molto meno quella del panico. Nei supermercati come a Wall Street. L’essere umano reagisce ovunque allo stesso modo, le nazioni no. La superpotenza americana si riscopre fragile. Per fermare quel dannato virus non servono missili e cacciabombardieri e nemmeno montagne di bigliettoni verdi. Serve uno stato sociale, serve una sanità pubblica, serve una politica seria e umile. Trump ha dovuto cedere. Agli scienziati, alla stampa, ai governatori e ai cittadini che per giorni lo supplicavano di togliersi la maschera e smetterla di fare campagna elettorale sulla pelle di milioni di persone. È stata dura ma ce l’hanno fatta. Trump ha rischiato che il paese procedesse senza di lui. Il presidente si è rivolto alla nazione per l’ennesima volta in pochi giorni. Ha definito il virus un ‘nemico invisibile”. Gli Stati uniti sono in guerra, tanto per cambiare. Gli Stati Uniti sono sotto attacco, questa volta per davvero. Spuntano uomini in uniforme e proliferano task force. Il paese fatica a mettersi dietro a questo presidente, in compenso invoca l’esercito. Per fare e pure presto. Il sindaco De Blasio non ha peli sulla lingua. New York è in prima linea. Come sempre nella storia americana. Dice che serve l’esercito per mettere in piedi ospedali di emergenza. Mancano posti letto e ventilatori e mascherine per proteggere il personale degli ospedali. Un film già visto. Dice che mancano i test e solo i ricchi riescono a farlo e ricevere cure adeguate. Scene risapute. La sanità è un qualcosa che si compra da quelle parti e più soldi hai più di lusso te la puoi permettere. Ottimo, per il virus. Negli Stati Uniti si rischia un’emergenza sociale, non solo sanitaria ed economica. Fuori dai negozi di armamenti ci sono cittadini in coda per fare incetta di munizioni e fucili oltre che di carta igienica. Temono che la crisi economica scateni disordini sociali e si preparano a difendersi da soli. Un Far West ma almeno col culo pulito. Il sindaco De Blasio è drammaticamente chiaro. Evoca le grandi crisi che hanno segnato la storia statunitense. Great Depression, New Deal. Dice che a breve serviranno pasti caldi per milioni di persone, tra loro molti studenti che sopravvivono grazie al rancio che ricevono a scuola a per questo lui ha esitato a chiuderle. Giovani ma anche anziani ma anche milioni di lavoratori a ore o a settimana che nel giro di pochi giorni rimarranno senza soldi per pagare l’affitto e per comprare medicine. Così all’emergenza sanitaria scatenata dal virus si aggiungerà quella di tutte le altre patologie che non si sono prese certo una vacanza nel frattempo. Milioni di persone perennemente a pochi dollari dalla povertà, dalla disperazione. Una catastrofe. I ricchi sono una esigua minoranza, dannatamente esigua. E inutile. Serve del cash nelle mani della gente, dice il sindaco di New York e i soldi li controlla Trump che sembra essersi perlomeno liberato dal suo ego infantile. Almeno per una sera. Il presidente si rivolge alla nazione con un tono solenne. Il virus non scomparirà “per miracolo” e nemmeno col caldo primaverile come una normale influenza come aveva dichiarato solo qualche giorno fa. È una pandemia globale. Il più potente di tutti gli uragani. Trump intravede il sereno per luglio o agosto. Parole che si poteva risparmiare. Mentre parla Wall Street registra il peggior crollo da trent’anni a questa parte. Mentre parla Disneyland è zeppa di gente euforica. Tra loro molti che han creduto alla bufala che il virus fosse una montatura politica dei media e dei democratici che vogliono far fuori il presidente. La stampa non si dà pace. Bugie presidenziali mentre i cittadini s’infettavano e cominciavano a morire. Bugie presidenziali quando non si sa nemmeno quanto il virus si sia diffuso sul suolo americano. Pochi test e pure inaffidabili. Trump si dà un bel 10 e non spende neanche una parola per le vittime. Ma le polemiche stanno a zero. Come le beghe politiche. Lontano da Washington governatori e i sindaci si rimboccano le maniche da soli copiando la ricetta italiana. Il paese occidentale e democratico dove il virus ha colpito per primo con severità. Quel paesino europeo che è nel cuore di tutti e che dopo decenni in fondo a tutte le classifiche, si ritrova in prima in linea. Nella tragedia del secolo. Strano gioco del destino. Il mondo è guidato da decenni dalla Superpotenza a stelle e strisce che però difronte a questo inedito “invisibile nemico” si riscopre drammaticamente goffa e vulnerabile. Vittima delle ipocrisie del suo modello. Vittima del capitalismo sfrenato. Perché contro il virus non servono i cacciabombardieri e nemmeno montagne di bigliettoni verdi. Serve uno stato sociale, serve una sanità pubblica, serve una politica seria e al servizio della collettività, serve responsabilità dei cittadini. Ed è proprio questa che potrebbe salvare gli Stati Uniti. La risposta dei cittadini per contenere il contagio nonostante le pochezze della Casa Bianca e le chimere del turbocapitalismo. La risposta dei cittadini prima che l’emergenza sanitaria ed economica si trasformi in un catastrofico Far West. C’è ancora tempo ma si deve fare presto. And God bless America.

Tommaso Merlo

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