È la crisi peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale. Lo hanno ammesso anche a Bruxelles. Una crisi che ha sorpreso l’Europa in tutta la sua debolezza. Subito è partito il coro delle lagne antieuropee. Molte da parte di chi l’Europa non la vuole e sfrutta ogni occasione per affossarne il progetto. Altre da parte di chi si è abituato con qualche ragione ad usare l’Europa come sfogatoio per le proprie frustrazioni. Ma questa grave crisi potrebbe essere una grande opportunità per il sogno europeo. Le fondamenta del progetto continentale furono gettate quando stremati dall’ennesima devastante guerra intestina, gli europei decisero di ripartire insieme. Molti passi sono stati compiuti ma non a sufficienza e soprattutto non è stato compiuto il passo fondamentale, quello politico: la nascita di una Repubblica continentale possibilmente federale. Un passo epocale che non è stato compiuto per l’assenza di una vera volontà politica. Il motore dell’integrazione europea è stato fin dalle sue origini la convenienza economica e la necessità di smetterla di scannarci a vicenda, mentre gli slanci ideali dei padri fondatori si son persi per strada. La situazione è precipitata negli ultimi anni con una interminabile crisi di sistema e lo spauracchio dell’immigrazione di massa. Rabbia e paure che le destre sovraniste hanno avuto buon gioco a scaricare contro l’Europa farneticando di un ritorno al passato. Ma questa Europa monca e senz’anima lo è perché è stata voluta e costruita così. Questa Europa non è il colpevole, ma la vittima. Vittima degli egoismi degli stati membri non disposti a cedere potere nazionale. Vittima dell’avidità delle lobby e delle chimere neoliberiste. Vittima dei cittadini che non si sentono ancora europei e non percepiscono l’Europa come un traguardo storico urgente e fondamentale. Ed è questo il punto chiave. Fino dalle sue origini l’Europa è stata di fatto un’iniziativa delle classi dirigenti e dei gruppi di potere. Un’iniziativa sacrosanta ma calata dall’alto. Per questo il progetto alla lunga si è arenato. Perché privo di una vera e forte spinta politica. Affinché si compia una repubblica federale europea è indispensabile la mobilitazione e la partecipazione dei popoli europei. Popoli che sentendosi pronti per il grande passo, decidono di lottare insieme per compierlo. È valso per la fondazione delle nazioni, deve valere anche per la fondazione della repubblica continentale. Senza un risorgimento europeo, l’Europa rimarrà quel gelido club finanziario e burocratico e quel verminaio lobbistico che è. E lagnarsene non serve a nulla. Questa drammatica crisi pandemica potrebbe rappresentare una storica opportunità di rilancio. Nessuno saprà mai quante vite avrebbero potuto essere salvate se l’Europa avesse reagito tempestivamente e compatta allo scoppio del contagio. Di certo gli stati membri han proceduto in ordine sparso, con stomachevoli rigurgiti nazionalisti e con Bruxelles impotente alla finestra a sventolare l’unica cosa che controlla. E cioè soldi e regolette contabili. Uno spettacolo deprimente. Questa crisi ha ribadito una realtà politica che in troppi si ostinano a non vedere. Per fronteggiare le sfide di un mondo già continentale, per contare ancora qualcosa, una repubblica federale europea è un traguardo non più rinviabile e i cittadini europei devono lottare insieme per conquistarlo.

Tommaso Merlo

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