Quando sarà tutto finito ricordiamoci di chi ha rischiato la vita per salvare la nostra e contenere il contagio. Medici e infermieri a qualche spicciolo al mese, precari e ricercatori che ancora non sono scappati all’estero. E ricordiamoci che se c’è da trovar soldi per far tornare i conti, la sanità è l’ultimo posto in cui cercarli. Quando sarà tutto finito ricordiamoci di quanto abbiamo avuto bisogno uno dell’altro. Ognuno col suo compito, ognuno col suo contributo. Tutti indispensabili. E di come le categorie con cui ci dividiamo perdono tutto il loro senso davanti alle tragedie della vita. Apparteniamo tutti alla categoria degli esseri umani. Metterci uno contro l’altro conviene solo a chi ci vuole deboli e manipolabili. Quando sarà tutto finito ricordiamoci di come si son comportati i politici che ci rappresentano. Di chi si è messo umilmente al servizio della collettività, di chi ha tentato di approfittarne, di chi è scappato. Politici ma anche tutte le classi dirigenti. Chi ha capito per tempo, chi ha messo da parte il proprio ego e chi no. Solo imparando a selezionare i più meritevoli miglioreremo la nostra democrazia e riusciremo a fronteggiare al meglio le emergenze. Quando sarà tutto finito ricordiamoci di quanto ci siamo riscoperti interdipendenti col mondo intero. Nel bene e nel male. Siamo una comunità globale. Volenti o meno. E più passa il tempo, più tutti i confini e le barriere mentali e i fardelli burocratici che ci dividono appaiono sempre più come ostacoli alla nostra evoluzione. Quando sarà tutto finito ricordiamoci di quanto ci è apparso futile il casinò finanziario e tutte le beghe di bilancio davanti alla pandemia e a migliaia di decessi. Montagne di soldi che si son trasformate in un baleno in carta straccia davanti alla morte. Nella vita delle persone, come in quella delle nazioni. Quando sarà tutto finito ricordiamoci di coloro che ci sono stati vicini, di quelli che ci hanno ignorati e di quelli che ci hanno trattato da untori. Ma non per vane vendette, ma per unirci ed integrarci ancora di più. Tra persone come tra nazioni. A partire dall’Europa, il cui sogno è sorto a seguito di una grande tragedia e da un’altra potrebbe ripartire. Quando sarà tutto finito ricordiamoci di quanto ci siam sentiti vulnerabili e impotenti difronte a tale tragedia globale. Non possiamo controllare e pianificare tutto nella nostra vita. E non siamo affatto eterni. La modernità ci intossica di futile virtualità e d’illusioni materiali. Ci distrae. Ci indebilisce. Ci usa. Ricordiamolo. Perché solo se ricorderemo tutto questo, potremo rinascere migliori.

Tommaso Merlo

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