Angoscia e paura. Per la propria vita e per quella dei propri cari. Ma non solo. Paura che il proprio mondo salti all’aria. I propri progetti, i propri sogni, le proprie granitiche certezze. Tutto rischia di svanire per colpa di un virus. Invisibile e silenzioso ma più potente di qualsiasi esercito. Angoscia e paura del vuoto che poi vuoto non è. Sono solo spazi in cui nessuno guarda più. Spazi interiori. La pandemia costringe a fermarsi, a pensare. Costringe ad affrontare il silenzio, la solitudine. Costringe ad affrontare se stessi. Finalmente e per davvero. Angoscia e paura. Magari dopo anni di corse sfrenate verso qualche miraggio. Magari dopo anni di battaglie contro qualche nemico. Magari dopo anni incastrati in una vita meschina tra roba e vanità. Magari dopo anni spesi a fuggire. Da se stessi, dalla vita. Col naso appiccicato a qualche schermo o aggrappandosi a qualche dipendenza. Lavoro o polverine magiche che siano. Come criceti che corrono affannati su una ruota. Dentro la gabbia dei luoghi comuni e delle idee preconfezionate per le masse e per le categorie con cui ci dividono. Criceti che corrono e non si rendono conto che in realtà sono sempre fermi nello stesso dannato punto. Solo un pochino più vecchi, solo un pochino più frustrati. E corrono, per angoscia e paura del vuoto che poi vuoto non è. Sono solo spazi in cui nessuno guarda più. Spazi interiori. L’umanità si è posta per millenni certe domande, ma la frenetica e chiassosa modernità ha di meglio da proporre. Bisogna produrre, bisogna consumare. Bisogna vincere, bisogna apparire. Bisogna avere. Sempre di più, sempre di meglio. Poi scoppia la pandemia e la modernità regge come foglie secche al vento e costringe milioni di persone a fermarsi. Tra quattro mura. Smarrite, impaurite. A cercare disperatamente brandelli di luce che indichino la fine del tunnel. In modo da ricominciare lo show, come nulla fosse. Come criceti, sulla ruota. Nel frattempo parte la solidarietà. Preoccuparsi degli altri ci si sente meno soli e più umani. Finalmente. L’amore è più forte della paura e “dare” è uno dei segreti della felicità, non prendere, non accumulare. Dare. Senza pretendere nulla in cambio. Ma non basta. La pandemia imperversa. Tutto il nostro mondo ci sembra infetto e pericoloso. La bocca degli altri, gli oggetti che tocchiamo, l’aria che respiriamo. Vorremmo correre via, sulla ruota, come criceti. Vorremmo rinchiuderci nella gabbia dei luoghi comuni e delle idee che ci hanno inculcato fino a farle diventate nostre. Ma non ci riusciamo. Dobbiamo stare rinchiusi tra quattro mura aspettando che la pandemia passi. Dobbiamo lottare contro l’angoscia e la paura del vuoto che poi vuoto non è. Sono solo spazi verso cui nessuno guarda più. Spazi interiori. Siamo vulnerabili esseri umani. Solo di passaggio su questo pianeta. Dentro di noi non c’è affatto il vuoto e non c’è nulla da temere. Al contrario. C’è il tutto. C’è un mondo da esplorare liberamente fino a trovare senso e perfino felicità. Dentro di noi c’è una forza più potente di ogni chimera, di ogni droga, di ogni disgrazia. Ci siamo noi. Che non siamo criceti e dovremmo smetterla di correre verso il nulla. Solo così possiamo vincere la paura e l’angoscia come questa maledetta pandemia.

Tommaso Merlo

Concern In South Korea As The Wuhan Covid-19 Spreads