Perfino l’emergenza virus non ha frenato l’egoismo nazionalista al punto da scatenare speculazioni a discapito di paesi più in difficoltà. Le crisi aiutano a far emergere le verità nascoste. Cosa si celi davvero dietro a certe parole di circostanza e a certi falsi sorrisi. Molti stati membri non sono europei nonostante ne fanno ufficialmente parte. Una zavorra gravissima che rischia di far saltare l’intero progetto continentale. Questo perché i paesi che tentennano non solo impediscono all’Europa di compiersi ma strada facendo hanno buon gioco a speculare politicamente su problemi che loro stessi hanno creato. Lagnandosi che l’Europa non funziona o addirittura non serve. Molti politicanti si dichiarano europeisti ma in realtà tramano per boicottare il progetto. Per questo l’Europa va fatta solo con chi ci sta davvero. Le zavorre vanno scaricate nel torbido mare del nostro passato nazionalista. Il punto fondamentale è che l’adesione all’Europa non può essere un argomento in balia della politica nazionale con partiti e leader che ad ogni occasione ci lucrano sopra per raccattar voti e potere. La Brexit ne è un esempio. L’adesione all’Europa dovrebbe diventare una scelta definitiva di quel paese, una scelta storica. Una scelta frutto della consapevolezza che il nostro presente è già continentale e il futuro lo sarà sempre di più. Una scelta frutto della consapevolezza che la tragica era delle nazioni è finita per sempre e l’Europa è l’unica via affinché i cittadini europei possano ancora incidere democraticamente sul mondo e quindi sulla propria vita. Restare invischiati in retrograde e fallimentari ricette nazionaliste significa condannarsi all’irrilevanza politica e lasciare che altri continenti scrivano la storia per conto nostro come di fatto sta già avvenendo con gli europei divisi e deboli a fare da spettatori tra Cina e Stati Uniti. Un’assurdità. Una ingiustizia. Se c’è un continente che può vantare conquiste politiche e sociali e culturali utili e salutari ai problemi che affliggono il mondo, questa è l’Europa. Se c’è un continente che meriterebbe un ruolo di leadership mondiale, questa è l’Europa. Perché non sarebbe una leadership basata sulla potenza dei suoi cannoni o sul suo casinò borsistico o su qualche numerino o grafico o sulla quantità di container infarciti di plastica che sparge per il mondo, ma sarebbe una leadership basata sulla qualità del suo modello sociale e democratico e sulla qualità della vita che riesce a garantire ai suoi cittadini. Sulla sua sensibilità e consapevolezza. Certo, nemmeno l’Europa è un paradiso ed ha tante sfide davanti, ma non c’è dubbio che il suo modello democratico e sociale non ha nulla da invidiare a nessuno e tantomeno a chi oggi si spartisce il globo. Che l’Europa sia incapace di giocare il ruolo di leadership che merita è un danno per noi cittadini europei come lo è anche per il mondo. Una lacuna storica che va colmata e per riuscirci l’Europa va fatta con chi ci sta davvero. Lasciando che gli egoismi nazionalistici tornino ad elemosinare un posto quando avranno imparato la lezione. Quello che oggi manca all’Europa è un obiettivo politico ed istituzionale chiaro e condiviso. Si son fatti passi avanti per interessi economici e militari, ma manca lo slancio politico verso la costituzione di una Repubblica europea. Verso un nuovo “stato democratico continentale” che esprima un potere politico vero ed unitario che rileghi le nazioni a “regioni” e gli egoismi sovranisti a fastidiosi pruriti. L’emergenza virus sta scuotendo lo scenario. Riemergono anacronistiche miopie e meschinità ma anche le timidezze di chi si professa europeo ma poi non fa nulla affinché l’Europa si compia davvero e conquisti il ruolo di leadership mondiale che gli compete.

Tommaso Merlo

Pre EU protesters demonstrate outside parliament
epa06397393 Pro EU protesters wearing masks with EU stars demonstrate outside the Parliament in London, Britain, 18 December 2017. British Prime Minister Theresa May makes a statement on Brexit and EU Summit at parliament on 18 December. EPA-EFE/ANDY RAIN