La giostra della modernità ha smesso di girare. Il virus scuote di paura il mondo ricco. È paura della morte che l’essere umano tenta disperatamente di rimuovere dalla propria vita. Tenendosi occupato, distraendosi, imbottendosi di beghe e futilità e quando non bastano di sostanze. Sul lavoro, in società, in famiglia. Una fuga perenne da una paura che la modernità ha esasperato. Per la sua frenesia, per la sua virtualità. Una fuga che nel mondo ricco dura da decenni. Perché sono lontane le guerre e le tragedie che lacerano il pianeta e col tempo ci si è illusi di essere invincibili ed eterni. Poi arriva un virus. Microscopico, silenzioso. E in pochi giorni salta tutto all’aria e ci si riscopre fragili. Fisicamente ma soprattutto dentro. Ci si riscopre mortali e di colpo tutto quello che ci circonda perde senso. I vani sogni di gloria, le rivalità e le guerre con cui ci intossichiamo la vita, lo status e le illusioni fatte di roba, di denaro, di potere, di successo da conquistare ad ogni costo. Correndo, a testa bassa. “Sorella Morte”, diceva San Francesco patrono d’Italia. Perché vedeva Dio ovunque, anche lì. Perché sentiva amore ovunque, anche lì. Ma la religione o le credenze personali non c’entrano nulla. La morte ci riguarda tutti in quanto esseri umani. A prescindere. E trattandola come una “sorella” invece di rimuoverla, ci aiuterebbe ad affrontare più serenamente le emergenze come quella in corso, ma non solo. Ci spronerebbe a riflettere su chi siamo veramente ed interrogarci sui nostri comportamenti e sul senso della nostra vita. Ci aiuterebbe a smetterla d’intasarci la vita di sciocchezze, di competere come marionette, di farci condizionare e d’inseguire falsi messia o futili miraggi. Ci aiuterebbe a conquistare una vita più autentica, più su misura per noi e quindi più felice. La paura si può vincere solo affrontandola. Anche quella della morte. La modernità è spietata e non dà tregua. Ritmi folli, oceani di vanità che non fanno altro che allargare il senso di vuoto e smarrimento. Le anime sono inquinate come l’aria che respiriamo. Ma l’essere umano non è solo vittima, è anche carnefice. Perché per paura o ipocrisia sceglie di farsi trascinare nel vortice della modernità passando poi la vita ad accampare scuse. Ricoprendosi di responsabilità e vincoli che in realtà sono sue decisioni, di ruoli che in realtà sono maschere, di certezze che in realtà sono ottusità o punti di vista, di roba e cose da fare che in realtà non sono nulla. Perché per paura o ipocrisia sceglie di farsi trascinare dal gregge delle tendenze e dei luoghi comuni e peggio ancora dalle bizze del proprio ego. Sempre più viziato. Sempre più insaziabile e vorace. Perché non ci basta mai. Mai. Nulla. Il virus sta fermando la frenetica giostra del mondo ricco. Ci sta costringendo a rallentare i ritmi, ad abbassare il volume, a trascorrere più tempo coi nostri cari ma soprattutto con noi stessi. Un’opportunità storica per porsi certe domande, per affrontare la paura che ci affligge e risanare la propria vita. Perché solo così risaneremo il mondo.

Tommaso Merlo

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