La battaglia contro il vecchio regime è solo all’inizio. Lo dimostrano le imboscate sui vitalizi, sul taglio dei parlamentari, sulla prescrizione e poi ancora la difesa dei Benetton e con essi di tutta la sottocultura lobbistica che agisce dietro alle quinte dei vecchi partiti e della stampa organica. Il vecchio regime sta lottando strenuamente per tornare ad abbuffarsi e se continua così presto riuscirà nel suo intento. Eppure, in molti sembrano aver già abbandonato la battaglia per il cambiamento. Come se avessero confuso il fischio d’inizio con quello della fine. Sono passati poco meno di due anni da quello storico 4 marzo. Un nonnulla nella parabola di una repubblica, eppure l’entusiasmo sembra inspiegabilmente già scemato e il vecchio regime sta rialzando la testa con sempre maggiore arroganza. Perché pensa che la sbornia movimentista stia passando e ben presto la porcilaia potrà riprendere il suo tran-tran. Il Movimento 5 Stelle ha approvato molte leggi importanti ed innovative, ha fatto tutto il possibile tenendo conto della necessità di cooperare coi vecchi partiti e cioè con chi l’Italia l’ha devastata e oggi dice di volerla sistemare. Ha fatto tutto il possibile avendo tutti contro. Eppure sta soccombendo mentre i vecchi partiti risorgono. Un paradosso. Ma un motivo c’è. Il Movimento non è riuscito ad intaccare i pilastri su cui si regge il vecchio regime che ha quindi potuto reagire e ribaltare lo scenario politico a suo favore. Per colpa prima della Lega e poi del Pd, il Movimento non è riuscito a disinfestare l’Italia dai conflitti d’interessi, non è riuscito a stroncare l’informazione serva delle lobby ed introdurre una vera libertà di stampa, non è riuscito a vincere il parassitismo dei gruppi di potere e la cultura politico mafiosa che ancora impregna ogni anfratto di questo paese, non è riuscito a scalzare le vecchie caste che ancora imperano ai vertici di ogni settore. Lega e Pd non gliel’hanno concesso. Basti pensare alla mancata riforma dell’editoria, oppure al tentativo andato male di cambiare paradigma di sviluppo smettendola con le grandi opere e puntando a quelle utili e alla manutenzione, basti pensare alla via crucis delle concessioni autostradali quando in un paese sano i Benetton sarebbero tornati a filare pullover il giorno dopo il Morandi, basti pensare al casino scatenato attorno ai privilegi e all’impunità dei ricchi e dei potenti, basti pensare alla ferocia dell’informazione e della politica di regime contro il Movimento. E così, non avendo fatto saltare i cardini su cui si regge il vecchio regime, il Movimento si è ritrovato contro una forza più potente di lui che fin dal 4 marzo ha lavorato strenuamente nelle retrovie per distruggerlo. Rovinandogli l’immagine, infamando i suoi portavoce, piantando zizzania, sminuendone i traguardi raggiunti e dipingendolo come un progetto politico illusorio e fallimentare rispetto alla seria ed affidabile politica tradizionale, facendo passare il messaggio che una alternativa non sia possibile. Un’immensa opera mistificatrice e restauratrice che rischia di avere successo per colpa di tutti quelli che hanno mollato, che hanno confuso il fischio d’inizio con quello della fine. Tra loro molti cittadini che si son fatti infinocchiare, che hanno finito per abboccare a qualche zuppa riscaldata o si son rifugiati nell’indifferenza. Ma tra loro anche portavoce che hanno rotto le file permettendo al proprio misero ego di mettersi di mezzo. Malpancisti, taccagni, traditori, primedonne e sgualdrine che hanno indebolito la forza del Movimento. Per riuscire nell’impresa di ribaltare uno dei regimi più mafiosi, elitari e marci del mondo occidentale, il Movimento doveva poter contare su tutti i milioni di voti che lo hanno votato il 4 marzo e su un gruppo di portavoce granitico. Ma non tutto è perduto. Questo perché il vecchio regime non solo non ha fatto mea culpa ma non è riuscito a proporre nulla di nuovo, vuole solo tornare indietro ad abbuffarsi. Questo rende il modello e i contenuti del Movimento ancora politicamente attuali e vincenti. E la battaglia per il cambiamento solo all’inizio.

Tommaso Merlo

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