Giusto consultare gli iscritti sulle regionali, giusta la vittoria del no. Semmai la cosa bizzarra era quella di non presentarsi del tutto. Anche se in Emilia-Romagna e Calabria fosse rimasto solo un voto per il Movimento, è giusto che gli sia garantito il diritto di esprimersi. Tutto il resto sono chiacchiere. Anche quella che il Movimento sfavorirebbe Bonaccini in Emilia. E chissenefrega. Non si era mai sentito che una forza politica dovrebbe non presentarsi alle elezioni per paura di sfavorirne un’altra. Quanto al governo ha ben altre crepe di cui preoccuparsi che le regionali. E se il problema è fermare Salvini, oggi anche quelli del Movimento sono voti contro quel cialtrone e pure più veritieri. Perché nei momenti cruciali come ad esempio sul TAV, Pd e Lega votano sempre insieme come due facce dello stesso regime. E a di là dei cervellotici tatticismi, quello che conta è che alle idee del Movimento e alle persone che s’impegnano sul territorio sia garantito il diritto di esistere democraticamente. Anche la scusa del tempo necessario per la riorganizzazione e gli stati generali proprio non reggeva. L’idea di non presentarsi sapeva di resa e anche di una mossa astuta per non far ricadere le tensioni di un’ennesima sconfitta sulla “dirigenza” del Movimento e sul governo. Troppo comoda e sintomo di una certa rassegnazione. Come se qualcuno desse per scontata la sconfitta prima ancora di combattere. E come se a qualcuno facesse comodo lavarsene le mani il giorno dopo. Nulla di peggio per un Movimento che aveva – e deve ancora avere – l’ambizione di ribaltare un sistema andato a male. Nuove sconfitte potranno solo giovare ad un cambiamento non più rinviabile. Dal 4 marzo in poi, il Movimento ha preso solo legnate ma è sostanzialmente cambiato poco o nulla. Una reazione pigra tipica dei vecchi partiti che ha danneggiato enormemente il Movimento. I partiti se ne sono sempre fregati dei loro elettori, sono in mano agli stessi baroni da decenni. Da un Movimento di cittadini “al servizio e di passaggio” c’era da aspettarsi una reazione molto più rapida e drastica a seguito del crollo dei consensi. Ascolto prima e poi cambi netti di linea e di dirigenti e di comunicazione e di organizzazione e di tutto il necessario in modo che non venisse meno quello che in un movimento di cittadini è sacro e cioè la totale rappresentanza, la totale sintonia tra cittadini che stanno a casa e quelli nei palazzi. Bisogna però ammettere che tutto sta succedendo davvero in fretta e dal 4 marzo in poi tutti i portavoce sono stati impegnati a governare. A conferma che la gestione di un Movimento di milioni di persone non può essere fatto nei ritagli di tempo e come un “secondo lavoro”. E non può nemmeno essere fatto da una persona sola, ma deve essere un’attività a tempo pieno di un gruppo variopinto che rappresenti tutte le diverse anime del Movimento. Questo processo è stato avviato a dimostrazione che il Movimento non è affatto morto come dicono i reduci del vecchio regime e i loro sguatteri dei giornali. Il Movimento sta solo pagando le conseguenze di un successo talmente rapido e straordinario che a livello di organizzazione e comunicazione lo ha trovato impreparato alla prova di governo. Il Movimento sarebbe morto se avesse tradito i suoi valori e se una volta al governo non fosse riuscito a realizzare quanto promesso o peggio ancora si fosse messo a farsi gli affari propri e a rubare come hanno sempre fatto i vecchi partiti. A tenere poi in vita il Movimento ci pensano paradossalmente i suoi nemici che ogni giorno ci ricordano sui giornali e in televisione la cloaca da cui proveniamo e le ragioni per cui è nato il Movimento. La loro ferocia e malafede è una conferma quotidiana della necessità e della bontà del progetto a 5 stelle e dovrebbe essere uno stimolo a non mollare. Salvini è solo l’ultima metamorfosi del vecchio regime intento a riciclarsi per l’ennesima volta, il Pd una zavorra moscia. Quanto alle sardine per adesso sembrano più un fenomeno social che politico. Il Movimento aveva ed ha contenuti e programmi, aveva ed ha un’idea di società e di democrazia innovative. E dato che il suo patrimonio ideale è ancora attuale e il suo progetto sta reggendo alla prova dei fatti, non saranno certo delle incertezze organizzative a fermarlo. E allora bene così. Anche se in Emilia-Romagna e Calabria fosse rimasto solo un voto a 5 stelle, è giusto che gli sia garantito il diritto di esprimersi.

Tommaso Merlo

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