Solo i cittadini europei possono costruire l’Europa. Ma dalle strade, dalle piazze. Affidarsi alle classi dirigenti finora si è rivelato un percorso deludente. Gli stati nazionali non sono riusciti a fondare la Repubblica Europea perché non la vogliono. Non vogliono perdere il loro potere. E ancora oggi vanno a Bruxelles a difendere i propri interessi, vanno ad imporre la propria visione. Vanno a prendere, non a dare. Di questo passo una Repubblica Europea non nascerà mai. Solo un movimento politico dal basso può generare la spinta sufficiente per superare le paure e gli egoismi nazionali e dar vita ad un’Europa politicamente unita. Lo devono volere i cittadini e se lo vogliono devono lottare, non aspettare che gli venga concessa. Come insegna la storia. Molti stati membri si sono uniti sotto la stessa bandiera repubblicana nazionale superando differenze regionali e resistenze. Lo stesso deve succedere per l’Europa. Solo così la nascente Repubblica continentale rispecchierà la volontà popolare nella sua forma e nei suoi contenuti e avrà quindi lunga vita. Finora il processo di unificazione europea è stato solo una questione di convenienza. Al di là dei bei discorsi, ci si è uniti per ragioni economiche e di sicurezza. Si è messo in comune le risorse, i mercati, la moneta. Ci si è legati mani e piedi coi trattati per impedire le follie guerrafondaie del passato. Politicamente, invece, il processo di unificazione si è arenato negli egoismi nazionali e nella miopia di classi dirigenti impaurite di perdere rilevanza. Un’inerzia snervante che sta facendo tornare di moda l’obsoleto sovranismo. Come se molti cittadini, vedendo che in avanti non si procede, si convincano che tornare indietro sia l’unica soluzione. Cittadini colpiti da una crisi infinita e da cambiamenti scioccanti che vogliono risposte che questa Europa finora non è stata in grado di dare. Perché politicamente mai davvero nata, perché imbrigliata da interessi di parte, perché ridotta a club finanziario e fredda burocrazia. Un modello istituzionale e politico del tutto inadeguato a portare verso la nascita di una Repubblica Europea. Per arrivarci serve un nuovo processo costituente popolare. E al di là dell’impulso ideale affascinante, vi sono ragioni sempre più concrete perché i cittadini europei abbiano finalmente una casa politica comune. Oggi il mondo ondeggia tra Stati Uniti e Cina e altri attori continentali si stanno facendo largo. La vecchia Europa, frammentata, appare un coro fievole di voci stonate. Invece d’incidere, insegue a fatica gli eventi. Una situazione che fa comodo a chi comanda e che rilega all’irrilevanza i cittadini europei. Le loro culture, i loro valori. Le grandi problematiche che affliggono la vita delle persone oggi sono tutte globali. La crisi economica, le immigrazioni di massa, le emergenze ambientali e quelle dei cambiamenti climatici, le guerre che affliggono intere regioni. Problemi globali e solo una Repubblica continentale può avere la massa politica sufficiente per affrontarli. Quello d’incidere sul proprio futuro, è un diritto che i cittadini europei hanno. Un diritto che gli viene negato da troppo tempo. Ma il sogno europeo non si è spento nei loro cuori. E resiste nonostante il progetto appaia diretto verso un vicolo cieco. Inutile perdere ulteriore tempo. Se davvero vogliono la Repubblica Europea, i cittadini devono lottare per costruirsela. Solo così la nuova Res Publica rispecchierà la loro volontà, le loro identità e solo così avrà la forza politica di risolvere i problemi che li affliggono e giocare un ruolo da protagonista sullo scenario internazionale.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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